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Giornata contro la violenza sulle donne: la violenza non è sempre visibile.

Sono molte le donne che nel nostro paese sono vittime di violenza fisica e psicologica da parte di uomini che si credono loro possessori o che affermano di amarle. Una donna si ama da vivere, non da morire. Le donne che dichiarano di essere state vittime di violenza equivalgono al 31,9 %, e considerando il solo stupro la percentuale è del 4,8% (oltre un milione). Pensare che ancora oggi, nel 2020, si parli di violenza è assurdo, ma il vero motivo per cui se ne continua a parlare è la persistenza di questi atti quotidiani che non vengono poi debitamente puniti dalla giustizia. Ma quando parliamo di violenza non intendiamo solo quella fisica come sfregiare il viso delicato di una donna con l’acido o il prenderla a pugni, esiste anche la violenza psicologica che può essere letale anche se invisibile. Violenza è dire ad una donna di non potersi vestire in un certo modo, è dirle di essere debole e dipendente dall’uomo, che non deve lavorare ma pensare alla casa e ai figli. Violenza è distruggere una donna con le parole, facendola sentire inutile, schiava dell’uomo. Violenza è dire ad una donna vittima di stupro che è stata lei a cercarsela per via del suo abbigliamento. Violenza è demolire una donna facendole credere di essere niente e portarla al suicidio. Violenza è impedire ad una donna di frequentare altre ragazze perché lei appartiene al compagno geloso e carcerario. Violenza è dire alla propria fidanzata di voler fare pace per poi buttarle una bottiglia di acido sul viso per vendicarsi, “Ma è stata lei a comportarsi male con me. Se lo merita!”. La giustizia che non punisce queste bestie che non sono degne di essere chiamati uomini, è complice della violenza. Certi gesti distruggono le donne, che siano parole, atti o violenze sessuali. Come i gesti che lasciano graffi, cicatrici, o erosioni, anche le parole e gli stupri lasciano delle ferite molto profonde e dolorose che non permettono alle vittime di vedere la vita con la stessa felicità con cui prima la vivevano. Quindi dire che è una donna a cercarsi le violenze fisiche perché “disobbedisce” agli ordini del marito, che è stata violentata per via del vestiario scollato o perché si comportava in modo provocante, dire che si meritava dell’acido sul viso, è la conferma di quanto certi uomini possano essere malati. Uomini, che convincono le donne che i loro gesti siano per amore, sono ancora più spregevoli, perché una donna dopo tutto questo odio buttatole addosso camuffato per amore, sarà segnata e avrà paura di ciò che invece è l’amore: la dolcezza, il rispetto e la complicità. Niente giustifica le violenze perché alla fine un corpo che viene maltrattato non sarà altro che l’involucro dell’animo di una guerriera, perché è questo che sono le donne, guerriere.

Testo di Benedetta Paladino, redatto da Giulia Di Girolamo

Un messaggio contro la violenza sulle donne da parte delle ragazze della II G del corso di giornalismo:

Benedetta Paladino, Giulia Di Girolamo, Ludovica Arceri, Elenia Aleci, Maria Sofia Lamia

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Il mondo attraverso una finestra

Nel silenzio spettrale della città. Avvolti da una sensazione di vuoto, come nelle giornate di afa estiva poco prima di un mancamento. La terra sotto ai nostri piedi non la sentiamo più salda come prima. Quasi avvertiamo il timore di respirare quell’aria, che potrebbe trasportare l’ignoto nemico. Giornate strane, singolari direi, trascorse osservando il mondo esterno soltanto attraverso una finestra, un balcone; un po’ come quei signori anziani che non potendo ormai più vivere la vita sostenendosi sulle proprie gambe decidono di continuare a vivere tramite il respiro della gente che osservano dalle loro case. Spesso mi sono chiesta cosa ci trovassero nel trascorrere le proprie giornate seduti su un balcone, scrutando la città da quella prospettiva. Con la quarantena tutto mi è apparso chiaro. Silenzio. Un silenzio tombale interrotto a tratti dal passaggio di qualche auto a benzina. Anche l’aria ci è parsa diversa. Come se per settimane quella nebbia di smog che avvolge le nostre città ci avesse abbandonato facendoci riscoprire una nitidezza che da anni era scomparsa. Mesi trascorsi senza orari stabiliti, con i polsi liberi dalla costrizione del cinturino dell’orologio. Nessun appuntamento a cui tardare nella frenesia degli impegni quotidiani. Abbiamo avuto il tempo di avere tempo. Forse troppo, non siamo abituati. In questa quarantena abbiamo riscoperto il valore della nostra libertà. Libertà che ci permette di incontrare i nostri cari, di abbracciare un amico, di passeggiare tra le vie delle nostre città . Articolo 13: “ la libertà personale è inviolabile”. Mai abbiamo compreso l’importanza e la fortuna di avere un diritto costituzionale che reciti queste parole prima di queste settimane, costretti tra le mura casalinghe. Come sempre ci si accorge di quanto valga qualcosa quando comincia a mancare. Secondo l’ultimo bollettino della protezione civile, aggiornato al 25 Maggio, i decessi totali nella nostra nazione sarebbero 32.877. Brividi e occhi pieni di lacrime. 32.877 persone hanno perso la vita in questa emergenza. Come se l’intera popolazione della città di Aosta fosse scomparsa nel nulla lasciando alle spalle solo un cumulo di case vuote e piazze deserte. Un po’ come in guerra, un po’ come nelle piazze di De Chirico. Viviamo in una società che tende a farci diventare sempre più apatici, vediamo tutto attraverso uno schermo e ci sentiamo invincibili, come se nulla ci possa realmente toccare. La società della globalizzazione, tutti connessi gli uni agli altri. Ma è realmente così? La notizia del coronavirus in Cina aveva raggiunto le nostre case mesi prima dell’emergenza in Italia, eppure non mi sembra che fossimo più di tanto turbati. Eppure siamo tutti parte dello stesso mondo, con l’illusione che questi confini che l’uomo stesso ha creato possano realmente costituire una sostanziale differenza. Per la prima volta stiamo lottando contro un nemico comune, che per altro rimane ancora adesso parzialmente sconosciuto. Un nemico che nessun tipo di armi è capace di sconfiggere. Eppure continuiamo ad illuderci di essere invincibili. Curiosa la natura umana. Un’anziana signora affacciata al balcone custodisce in mano una coroncina del rosario di colore rosso. Volge il guardo verso l’orizzonte, si ferma per qualche secondo, spostando poi l’indice e il pollice verso il grano successivo. Poi continua sussurrando le sue preghiere. All’orizzonte il campanile della chiesetta di paese da cui proviene l’antico suono rassicurante della campana. Un invito alla preghiera in un periodo in cui anche il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa, che da sempre costituisce uno dei principi cardine della costituzione, ha subito delle grandi limitazioni proprio a causa dell’emergenza epidemiologica. Siamo stati chiamati ad affrontare una grande prova, alcune immagini di questo periodo saranno impossibili da dimenticare, per sempre faranno parte della nostra memoria. Ma forse adesso con una diversa consapevolezza riusciremo ad affacciarci ad una nuova realtà. E quando le strade saranno affollate, quando avremo la possibilità di scegliere di stare a casa piuttosto che andare al cinema o al teatro, quando staremo cantando a squarciagola al concerto del nostro cantante preferito, forse ci ricorderemo del periodo trascorso in lockdown e forse riusciremo ad avvalorare tutto ciò che prima ci sembrava scontato. E chissà, magari accenneremo un sorriso agli anziani che scrutano la città dalle loro finestre.

Luisa Trapani VC

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Il corretto uso dell’informazione

Il laboratorio giornalistico organizzato dall’agenzia DIRE si è basato sull’uso consapevole e corretto dell’informazione, sulle tecniche e le strategie da adoperare affinché queste siano rese tali.

Maturare un pensiero, una critica, un elaborato scritto che analizzi una problematica cosi attuale e reale come quella dell’immigrazione è di fondamentale importanza, specialmente se a farlo sono dei giovani, futuri operatori nella società nonché pilastri portanti di un mondo migliore.

Tutto ciò è stato reso possibile ad alcuni ragazzi frequentanti il LICEO SCIENTIFICO “P.RUGGIERI” di Marsala grazie ad un laboratorio di giornalismo tenuto dalla giornalista Antonella Lusseri. Laboratorio strutturato in tre incontri di due ore ciascuno, durante i quali sono stati analizzati i seguenti punti:

1) Presentazione del laboratorio da parte della giornalista e analisi della problematica dell’immigrazione.

2)  Sviluppo di alcune tecniche linguistiche che possano rendere di impatto un articolo o permettere di smascherare le fantomatiche “fake-news“. Editing multimediale e montaggio di brevi video che lascino messaggi concreti.

3)   Scambio del materiale tra i vari gruppi ed elaborazione dei primi articoli.

Il giornalismo è senza alcuna ombra di dubbio una delle armi più efficaci per diffondere un’idea o un ideale riguardante gli argomenti più discussi.

Che sia politico, scientifico o satirico un articolo è in grado di plagiare o influenzare positivamente la gente, quindi educare i giovani ad un giornalismo corretto è importantissimo.

Nel caso dei ragazzi del Liceo Ruggieri, la tematica dell’immigrazione è stata affrontata con delicatezza attraverso sondaggi, video ed interviste.

Il tutto ha generato nei ragazzi una curiosità e una critica costruttiva al riguardo e lasciato un notevole bagaglio di conoscenze nel loro processo di crescita formativa.

Alessio Pizzo, 4 E

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Si ricomincia…

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Ed è l’entusiasmo con cui lavoriamo che ci fornisce ancora una volta la carica giusta per riaprire le pagine virtuali del nostro blog Ruggi-rete e dare la parola a chi ha tanto da dire.

I giovani studenti del Liceo Scientifico “P. Ruggieri” di Marsala continueranno ad essere di queste pagine i protagonisti indiscussi. Vi racconteranno quanto accade nel loro Liceo quando le attività didattiche lasciano il posto ad altri momenti di confronto e vi faranno entrare nel magico mondo delle loro passioni e delle loro emozioni.

Il Blog è uno spazio aperto in cui tutti potranno entrare per lasciare un’impronta scritta, un video, creare una rubrica o sfogliarne le pagine per semplice curiosità.

E allora , forza ragazzi……che aspettiamo?

Facciamo sentire il ruggito del Ruggieri!

Docenti referenti: Giovanna Armato ed Emilia Corda

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“Harry Christmas” al “Ruggieri”, tra magia e etica della responsabilità

Lo scorso 20 dicembre si è svolta al Liceo Scientifico “Pietro Ruggieri” di Marsala la prima edizione della manifestazione “Harry Christmas”, ispirata alla saga di Harry Potter e rivolta agli alunni delle scuole secondarie di primo grado. I giovani ospiti, accolti dagli alunni del Liceo, hanno trascorso il pomeriggio impegnati in competizioni di orienteering e di kahoot sul tema di Harry Potter, inframmezzate da giochi di magia e da un classico tè all’inglese.

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L’evento, che ha permesso l’incontro ed il confronto tra giovanissimi su argomenti a loro noti e particolarmente congeniali, ha offerto anche l’occasione per riflettere su tematiche “importanti “ come quelle dell’impegno e della responsabilità, in una scuola come quella di Hogwarts, che non prevede certo “sventolii di bacchetta e facili incantesimi”, ma un duro lavoro e una determinazione incrollabile per raggiungere i risultati che si desiderano e per costruire il proprio futuro. Come ricorda ai suoi allievi Albus Silente, infatti, “Sono le nostre scelte che dimostrano chi siamo veramente, molto più delle nostre capacità”.

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Perchè Ruggi-rete…

Benvenuti su Ruggi-rete, il blog degli studenti del Liceo “Ruggieri” di Marsala. Uno spazio aperto per raccontare la scuola attraverso il linguaggio e lo sguardo dei ragazzi che la frequentano. Ruggi-rete, come suggerisce il nome, vuole coniugare la tradizione dei giornali studenteschi con le nuove sfide del web. Ma intende anche essere un invito a dare il proprio contributo, scritto, fotografico o artistico, per raccontare il quotidiano scolastico, le attività più coinvolgenti, i grandi temi che riguardano da vicino il mondo giovanile. In questo senso, il richiamo all’idea del ruggito, nasce proprio con l’idea di dare l’occasione a chi vuole di dire “Io ci sono”, in un’idea di partecipazione e cittadinanza che deve necessariamente partire dagli anni scolastici.