Riflessioni intorno alla scuola

Eletti i rappresentanti di istituto. Si cerca una soluzione per l’ingresso dei motorini

Gli studenti del Liceo Scientifico Pietro Ruggieri sono riuniti in assemblea presso la palestra della scuola, in data 21 ottobre, per presentare i partecipanti alle elezioni dei rappresentanti dell’istituto e discutere le problematiche riguardanti l’accesso dei mezzi di trasporto degli alunni.

A candidarsi sono stati: Francesca Figlioli, Claudia Nizza, Greta Nizza, Sofia Mistretta, Piergiorgio Rallo, Daniil Galkovskiy e Domenico Oddo, ognuno dei quali ha esposto il proprio programma per migliorare l’educazione scolastica sotto i punti di vista. Durante la discussione è intervenuta la Dirigente scolastica per dare ulteriori informazioni sull’entrata di pedoni, ciclomotori e minicar all’interno dell’atrio.
L’oggetto dell’intervento della Dirigente è stato la sicurezza precaria dei pedoni negli spazi esterni della scuola, causata principalmente dalla tendenza di molti studenti a uscire con il proprio motociclo dal cancello riservato ai pedoni. Si è giunti alla conclusione che a motori e ciclomotori non sarà permesso accedere e sostare nel parcheggio del liceo. Inoltre è ribadito che l’ingresso di studenti e docenti avverrà presso il cancello pedonale. Si stanno comunque studiando delle soluzioni alternative per venire incontro alle esigenze di tutta la popolazione scolastica nel rispetto della sicurezza.

Lunedì 28 ottobre sono tenute presso le classi dell’istituto le elezioni degli organi collegiali.
Sono stati eletti come rappresentanti d’istituto Piergiorgio Rallo, Sofia Mistretta, Greta Nizza e Daniil Galkovskiy; a rivestire, invece, il ruolo di rappresentanti della consulta provinciale sono: Giuseppe De Vita e Francesco Agata.

Ludovica Arceri

Giulia Di Girolamo

Benedetta Paladino

Iniziative, Riflessioni a tema libero, Riflessioni intorno alla scuola

 Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il Mondo

Road sign to  education and future

-Mamma per favore mi impari a leggere?

-Bimba mia, si dice “Mi insegni” non “Mi impari” perché io ti insegno a leggere e tu impari. Allora oggi ti insegno a leggere e facciamo anche un po’  di grammatica.

Siamo in Italia, una bambina di 5/6 anni cerca di imparare le basi. Siamo in Italia dove il diritto allo studio e all’educazione è legge dal 27 maggio del 1991. Allora alcuni direbbero:”E’ legge solo da ventisette anni?!”. Quello che adesso è nostro diritto, dico nostro perché è pure mio e mi considero molto fortunata, è stato un  “diritto sudato” negli altri continenti.

Parto dal presupposto che il diritto all’educazione è sancito da molti documenti internazionali tra cui la Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, ma Malala Yousafzai, una ragazza pakistana ha addirittura rischiato di morire per aver lottato per ottenere il diritto all’educazione per le bambine. Penso che sia la cosa più grave del mondo! Ora ci sarà chi avrà da ridire su questa mia ultima esclamazione, ma sono sicura, è così! Perché è da questo problema che ne nascono di altri. Sono fermamente convinta che l’educazione sia fondamentale e dopo ciò lo studio. Chi studia, chi “Sa di non sapere” e quindi si documenta e legge e conosce e rilegge, rende se stesso ricco, il più ricco del mondo! E non importa quanto denaro possieda, può anche non possederne, sarà piccolo stesso, sarà più ricco dei “ricchi”. L’educazione rende forti, rende sicuri ma più di tutto, rende LIBERI!

Certe volte mi chiedo come i politici riescano spesso a convincere il popolo prendendolo in giro… La risposta è chiara: semplicemente perché prediligono la massa, quella più facile da convincere, quella che sicuramente è formata per il 90% da chi non studia più, non si aggiorna, ecco che… si accontenta! Mi sembra di tornare secoli indietro quando chi era intelligente e colto veniva ucciso. Per questo sono convinta che studiare rende forti e liberi perché nessuno potrà mai prenderci in giro.

Anche io come Mala ho un sogno, quello di una società colta, una cultura densa, in tutte le case, in tutte le scuole. Se fosse davvero così, l’Italia sarebbe un paese ricco e forte ma, ahimè, è tutto il contrario. Il problema è che vedo i miei coetanei che non vogliono cambiare nulla, va bene tutto così! Ecco, secondo me, loro sono la massa. Io, come altri, so quale sarebbe la soluzione solo che non mi ascolta nessuno! La verità, secondo me, è che non è colpa dei ragazzi, ma della scuola italiana che è uguale a quella di cinquant’anni fa. Per studio, infatti, io intendo tanti tipi di studio, tra cui quelli moderni, che lo renderebbero più facile e più piacevole. Nonostante ciò però, mi piacerebbe ricordare ai miei coetanei che lo studio è un nostro diritto e come tale dobbiamo sfruttarlo al meglio delle nostre capacità, per il nostro bene. Per quanto riguarda i metodi di studio… chissà forse se riuscirò io ad organizzare una bella rivoluzione un giorno?

Intanto faccio oro del mio diritto e me lo tengo stretto perché lo studio è l’arma più potente!

Giorgia Virgilio  VE

Riflessioni intorno alla scuola, Video

Fisica, che passione…

Quest’anno noi alunni della III B, guidati dalla nostra docente professoressa Donatella Piazza, abbiamo affrontato in fisica lo studio della Meccanica dei fluidi .

L’argomento è stato approfondito eseguendo dei lavori di gruppo. Ogni gruppo ha pensato, elaborato ed eseguito degli esperimenti, ripresi e montati successivamente in un video.

Non mancano le riprese dei retroscena…

Buon divertimento dalla III B!

Ecco il video realizzato dai ragazzi…

Riflessioni intorno alla scuola

Il fascino della storia

Tra le materie scolastiche ce n’è una molto affascinante: la storia.

Non bisogna essere bravi con la logica o avere una buona manualità, basta avere solo un desiderio: conoscere, stupendosi ogni giorno.

La passione nasce quando ti accorgi che uomini così lontani, nati millenni fa, hanno fatto qualcosa di significativo da essere ricordati ancora oggi. Senza il loro contributo non si avrebbero diritti, riforme, città …

A tutti è capitato di sbuffare per dover studiare a memoria un evento storico, le cause che lo hanno contraddistinto e le conseguenze.
Eppure lo studio della storia è importante. E tanto! Non solo per prendere un bel voto , ma perché la storia, come dice un detto latino, è magister vitae: la storia è maestra di vita. E lo è per il fatto che, nonostante sia considerata in alcune casi inutile o una perdita di tempo, è la nostra vita. Noi dipendiamo dalla storia, dalle scelte di alcuni politici del passato, dalle vittorie o dalle sconfitte nelle guerre, da perdite ed acquisizioni di territori.

Come non ricordare personaggi come la regina Hatshipsut e meditare su come abbia avuto il coraggio e la forza di guidare una nazione grande come l’ Egitto, nonostante la scomparsa improvvisa del marito, il faraone Tumtosi II. O il re Leonida, che fronteggiò in modo eroico l’impero persiano, con soli 300 opliti nella battaglia delle Termopili. E infine Robespierre che sfidò il potere monarchico e provocò la Rivoluzione Francese spingendo il popolo a ribellarsi alla monarchia di Luigi XVI. Cambiò un’epoca.

Perché Cartagine è ancora oggi ricordata?

Perché fu una potenza di gran successo. Fu il suo potere a provocare le guerre puniche, guerre combattute per la supremazia nel Mediterraneo occidentale contro Roma.

I luoghi storici sono molti, ma è impossibile conoscere la storia di ogni singolo luogo, per quanto anche un piccolo paese possa nascondere architetture e vicende storiche affascinanti.

Anche i personaggi storici sono molteplici, è incredibile come un singolo uomo possa cambiare un’ epoca col suo coraggio e le sue gesta. Come possa favorire la cultura – basti ricordare il re Federico II – o conquistare e governare imperi immensi – come Alessandro Magno – o possa vivere nel lusso e ridurre il popolo in povertà – come Luigi XVI- o combattere contro di esso – come Robespierre .

Basta andare in giro nelle nostre città: tutto è storia. Dai monumenti ai dipinti nelle chiese, dai ponti ai castelli, dalle basiliche alle strade, siamo circondati dalla storia.
Lo studio della storia è importante perché con essa si capisce “chi siamo, cosa vogliamo, dove vogliamo andare”, con l’aggiunta che visti gli errori del passato è possibile non commetterli in futuro. Conoscere la storia, quindi il nostro passato, ci fa più ricchi, consci e responsabili.

“Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro”.

Dario Vinci – IV E

Riflessioni intorno alla scuola, Video

L’interscambio culturale

L’interscambio culturale è un progetto attuato nell’ambito scolastico al fine di socializzare, trattare certi temi e, come dice il nome, approfondire le differenti culture tra gli studenti di diverse nazioni Europee.

E’ quindi una importantissima opportunità per ampliare le nostre conoscenze, tramite lo scambio di diverse esperienze con ragazzi di altre nazioni, che parlano e comunicano in modo diverso dal nostro.

 

Anche la nostra scuola ha aderito a questo progetto e noi della classe II H, guidati dalla professoressa Bruna Scimonelli, ci siamo messi in contatto, tramite varie piattaforme web, con coetanei polacchi e spagnoli della nostra età.

Il progetto fin da subito ha ottenuto un positivo riscontro tra noi ragazzi della classe che con grande entusiasmo abbiamo realizzato un video di presentazione: dopo aver detto i nostri nomi, abbiamo presentato le materie che studiamo, le attività laboratoriali che svolgiamo e le attività sportive che pratichiamo a scuola. Ciò che ci è piaciuto tanto è stato il parlare tutti insieme in lingua inglese, sebbene guidati dalla prof. Speriamo di potere ripetere quanto prima un’esperienza di questo tipo.

Inoltre si è approfondito il tema dei diritti universali dell’uomo realizzando anche dei disegni sull’argomento, leggendo ed analizzando i primi 10 articoli della Dichiarazione dei diritti universali.

Davide Reina, Francesco Eletto – II H

Riflessioni intorno alla scuola, Video

Pendolando tra “bioritmi” e “disarmonie”

Il pendolare è una persona che si muove, in genere tramite trasporto pubblico, alternativamente dal proprio luogo di residenza al luogo di studio o lavoro.

Sono quasi 29 milioni (48,6% della popolazione residente) “le persone che ogni giorno effettuano spostamenti” per recarsi sul posto di lavoro o di studio: in dieci anni questo numero è cresciuto di circa 2,1 milioni, o almeno questo è quanto emerge dal censimento dell’ Istat (05-08-2014) sugli spostamenti pendolari.

Gli “studenti pendolari”, secondo le statistiche del CENSIS, in italia sono più di 4,5 milioni ad oggi, a differenza dei 4,2 milioni del 2001, incremento che è una causa delle concentrazioni urbane in molte aree del paese.

I numeri in possesso dalla SMA ( Servizio Municipale Autotrasporti) riportano che nell’anno 2015/16 nel comune di Marsala gli abbonati a fine anno siano stati circa 850 considerando che circa 250 appartengono al comune di Petrosino, nell’anno 2016/17 ad oggi gli abbonati sono 750 considerandone 200 appartenenti al comune di Petrosino. Dati che possono variare durante l’anno con un incremento di circa 100 abbonati.

Nel nostro Liceo, i pendolari sono molti, su circa 900 studenti in totale quasi il 30% sono pendolari che provengono principalmente dalle città di Strasatti e Petrosino.

Ma che vita fa il pendolare?

Quali sono gli aspetti positivi ( se ce ne sono) e quali negativi ( incontestabili) ?

C’è chi afferma che il tempo passato all’interno dei mezzi pubblici sia “tempo sprecato”, ma il concetto di tempo sprecato è completamente inappropriato! All’interno di un mezzo pubblico, nell’intervallo di tempo che va dai 45 ai 60 minuti, durante il tragitto, durante le fermate, si ha la possibilità di crearsi uno spazio proprio nel quale riflettere, sognare, meditare. Viaggiando con un mezzo pubblico, si è costretti a dover stare a contatto con molte altre persone, che queste siano anziane, extracomunitari, conoscenti, amici… e ciò che accade all’interno non è mai “monotono” : come non notare la ragazza che sale con i capelli bagnati, per quale motivo li avrà bagnati? Non le sarà bastato il tempo? Lo avrà fatto di proposito? Chi lo sa…

Come si può non notare il ragazzo che già da mezz’ora tiene gli occhi chiusi? Avrà dormito poco?

Raggruppando i vari aspetti positivi e negativi possiamo però dedurre che le giornate del pendolare sono in partenza neutrali, dipendendo essenzialmente dal “morale” del passeggero-soggetto.

La vita da pendolare è caratterizzata da una vasta serie di eventi che possono ottimizzare il proprio modo di vedere la realtà; che ti fanno riflettere, che ti incuriosiscono, ti fanno porre delle domande ma soprattutto ti insegnano molto; basta osservare distogliendo lo sguardo dal display dei nostri smartphone o ascoltare gli altri, liberando le orecchie dalle cuffie dei nostri i-pod….

Non si sbaglierebbe, perciò, a sostenere che la giornata di uno studente “pendolare” si può praticamente riassumere con una semplice affermazione: “Lo studente pendolare già prima di entrare a scuola ha un’ora di lezione”.

Bisogna onestamente riconoscere anche che non tutte le mattine però sono piene di positività. Ciò è dovuto alle pessime condizioni dei mezzi pubblici : finestrini che in pieno inverno non si chiudono, l’aria che respiriamo che diventa più satura di emissioni nocive che di ossigeno, gli appoggi e le sedie ricoperte di polvere, il frastuono del motore che tartassa il cervello ed una serie infinita di problematiche. che se non si è fatto il pieno di “pazienza”, possono rendere già alle 08:00 del mattino l’umore pessimo.

Alessio Pizzo

Riflessioni intorno alla scuola

Un amore di matematica

Quando da bambina scopri che 2+2 =4 o che 5-2=3 o ancora che 3+2=5, inizi ad amare la matematica. Rimani affascinata da quei numeri che combaciano alla perfezione quasi fossero tessere di un puzzle. Poi scopri che 5×3= 15 e che 15:3=5 e ti appassioni ancor di più. Scopri che moltiplicazione e divisione sono una l’inverso dell’altra e che ognuna delle 4 operazioni ha delle proprietà. Così cerchi di capirne di più, e cominci a mettere insieme più operazioni: le equazioni. E quando pensi di sapere tutto …. spunta qualcos’altro. Come le disequazioni, i sistemi o che so io. Ma non basta! Arrivi al liceo, ricominci da capo, credi ormai di essere diventato un matematico provetto ed invece no. Passi per rette, circonferenze, parabole, ellissi e per quel dannatissimo calcolo combinatorio. Ma non è ancora abbastanza: spunta la goniometria! Che scocciatura la goniometria: scoprire che ad ogni angolo in gradi ne corrisponde uno in radianti. Ed applicare tutte le 4 operazioni, le loro proprietà, riduzioni a fattor comune, legge di annullamento del prodotto e chi ne ha più ne metta, alle equazioni con gli angoli in radianti. Ecco, adesso sembrerà che la matematica sia difficile ma,  credetemi, è molto più difficile di così! Ma è per questo che mi piace. Perché non smette mai di stupirti, perché c’è sempre qualcosa da imparare, valori da ricordare a memoria come: seni, coseni, tangenti e cotangenti di angoli di 30°-45°-60°, che, in confronto alle miriadi di formule che esistono, sono una passeggiata!

Certe volte, invece, la parte filosofica che è in me (in realtà ce n’è ben poca) si sofferma a pensare al perché i numeri si chiamino proprio in questo modo: al perché il 2 si chiami due e non quattro o il 5 sette. Così inizia la ricerca e si scopre per esempio che il 3 si chiama tre in moltissime lingue perché la radice tr significa “molto” (l’uno, infatti, corrisponde al singolo; il due alla coppia; e il tre alla moltitudine di più elementi); oppure che il nove corrisponde forse alla parola nuovo (basti guardare l’inglese nine-new o il francese neuf-neuf). O che, addirittura, in alcune lingue come quella Shuar dell’Ande dell’Ecuador non esiste un nome preciso per un numero, ma solo l’oggetto paragonabile al la sua forma: il 7 per esempio viene chiamato “ tsenken” che letteralmente significa gancio per la frutta, oppure l’8 “yarush” ovvero formica regina.

Ma ci pensate ?? Tornare a casa e dire ai vostri genitori: “Oggi ho preso una formica regina e mezza nel compito di scienze”!

In fin dei conti non suona male!

Ecco, è per questo che amo la matematica: perché, a prescindere dalle tonnellate di cose che ti fanno studiare a scuola, è fatta di cose apparentemente semplici, i numeri, anche se poi semplici non sono perché, come abbiamo visto, su di essi potrebbero essere scritti centinaia e centinaia di libri. Concluderei, infine, con una frase di Paul Erdos:”Perché i numeri sono belli? E’ come chiedere perché la Nona Sinfonia di Beethoven è bella. Se non vedi perché, nessuno può spiegartelo. Io so che i numeri sono belli. Se non sono belli i numeri, niente altro lo è”.

Laura Catalano IV E

Riflessioni intorno alla scuola

Il Latino è vivo. Viva il Latino!

Riflessioni sul Metodo Ørberg

L’interesse, la dimensione emotiva ed affettiva sono fattori decisivi nell’apprendimento di una disciplina, tanto più se si tratta della lingua latina, considerata da alcuni come un residuo del passato, ma che, invece, è uno strumento in grado di farci superare i confini del tempo; la lingua nella quale è stato per secoli elaborato il pensiero occidentale; il valore formativo della quale è, per così dire, potenziato dal metodo induttivo – contestuale (metodo Ørberg, chiamato anche “metodo natura” per analogia con il modo in cui si apprende la lingua madre), poiché esso libera gli studenti dalla spiacevole sensazione che il latino sia fondamentalmente un insieme di regole astruse (pregiudizio con il quale, spesso, varcano la soglia del liceo) e li rende consapevoli, attraverso la pratica quotidiana, che il latino è, invece, un organismo vivo, di cui riescono davvero a padroneggiare il lessico e le strutture linguistiche, perché queste, dapprima, sono semplici e si fanno, poi, più complesse man mano che ci si inoltra nell’intreccio narrativo di Familia Romana.

Il piacere della narrazione e la capacità di “pensare” e di esprimersi in latino, dunque, terranno desta la motivazione dello studente nello studio della lingua e questa padronanza, infine, gli permetterà di apprezzare la bellezza dell’espressione e la profondità del pensiero degli autori classici.

Prof.ssa Fiorella Vultaggio

Frequentemente mi sono soffermata a riflettere sull’importanza dello studio della lingua latina e sul metodo di insegnamento che potesse risultare maggiormente efficace per il suo apprendimento nel contesto classe. Il latino prevede infatti una metodologia per certi versi anomala in quanto lo studiamo per “conoscerlo”, non per “parlarlo”.

L’idea di adottare il Metodo Ørberg nasce dalla ferma volontà di superare il concetto di latino come lingua morta, di veicolo comunicativo distante e difficilmente penetrabile, e di farlo apprezzare ai giovani studenti sotto una nuova luce che li attraesse e li coinvolgesse con maggiore emotività rispetto all’apprendimento affidato al metodo tradizionale a carattere grammaticale-traduttivo.

La storia di Familia Romana e dei suoi personaggi ci consente, attraverso un tessuto ricco di storie e di descrizioni vivaci, di entrare nelle case degli antichi romani, di sentirne le voci, di conoscerne la quotidianità, la vita scolastica in un gioco linguistico e culturale che traccia un continuum tra il passato, percepito come un mondo non più distante ma familiare, ed il nostro presente.

Il latino induttivamente appreso non è più vissuto come una lingua fatta di regole grammaticali ma diventa il piacere di dialogare col passato mediante l’uso della lingua veicolare degli antichi al quale si aggiunge un ingrediente di non poca importanza, ovvero il coinvolgimento attivo dello studente che apprende e che, finalmente, percepirà il latino come lingua “viva”.

Prof.ssa Emilia Corda

 

La parola agli alunni

Latino: materia nuova per noi studenti del primo anno del liceo scientifico Ruggieri. Chi non ha mai sentito dire, in ambito scolastico, che il latino è una materia “difficile” e “noiosa”? Sicuramente tutti.
E se vi dicessimo che non è esattamente così? Esiste un modo diverso rispetto per apprendere la materia in questione: questo è il metodo Ørberg o “Metodo Natura”.

Si tratta di un metodo che permette di imparare la grammatica latina per mezzo della lettura di una storia che, per quanto riguarda il nostro libro di testo, racconta delle vicende di una famiglia romana.
Per noi è stata una sorpresa sotto tutti i punti di vista. Ci siamo trovati ad aver a che fare con un latino completamente rinnovato. Quest’ultimo si è trasformato, grazie al metodo adottato da alcuni docenti del Liceo Scientifico, in una materia per niente difficile, interessante e spesso divertente. Per questo, secondo noi, la scelta dello studio del latino con il metodo Ørberg è una valida opzione per questa scuola.
Sappiamo bene che c’è chi, come noi l’anno scorso, è pieno di dubbi.
Noi vi auguriamo di fare la scelta giusta e vi consigliamo di non farvi influenzare dalle voci che affermano la “difficoltà” e l’aspetto noioso del latino.

Lucrezia Rizzo e Gabriele Bonafede classe IG

Personalmente ho usato entrambi i metodi per imparare il latino, alle medie quello classico e adesso questo nuovo metodo. Mi sento quindi in condizione di poter giudicare quale sia il migliore per iniziare. Ebbene il metodo Ørberg è sicuramente ottimo per approcciarsi al latino e comprenderne le basi, cosa che il metodo classico fa male, iniziando con lunghe serie di terminazioni da imparare a memoria. Ciò è estremamente pesante per chi è asciutto della materia, mentre il metodo Ørberg ha un approccio più “soft”.

Alessio Balistreri classe IF

20171215_082457[1] (1)

COME MAI AVETE VOLUTO STUDIARE IL LATINO?

Beh, anche se molti ragazzi considerano il latino una lingua ormai morta e in disuso, abbiamo deciso di iniziare questo percorso proprio perchè ci affascina conoscere qualcosa di nuovo e da pochi conosciuto.

MA SECONDO VOI A COSA SERVE REALMENTE IL LATINO?

Secondo noi, questa lingua serve ed aiuta a comprendere meglio la lingua italiana e anche ad ampliare il nostro linguaggio.

AVETE AVUTO DIFFICOLTÀ AD IMPARARE QUESTA LINGUA?

Diciamo, più che difficoltà, perplessità. D’altronde il latino non è molto semplice. Fortunatamente, da quest’anno la nostra scuola ha inserito un nuovo metodo di studio del latino: Metodo Ørberg che consiste principalmente nel riprodurre le condizioni prevedibili in cui una persona, ignara della lingua latina, si troverebbe se circondata da un’antica famiglia Romana. Alla fine, però, il livello di studio è comparabile a quello ottenuto con il metodo tradizionale perché l’aspetto grammaticale non viene affatto trascurato.

PENSATE CHE IL LATINO POSSA ESSERVI UTILE IN FUTURO?

Desireè: Personalmente penso che mi possa essere molto d’aiuto, se un giorno, come spero accada, possa trovarmi in un laboratorio astronomico. Potrebbe essermi utile per esempio per comprendere l’origine di molti termini tecnici e chissà, magari potrò coniarne di nuovi.

Aurora: Io, invece, da grande vorrei fare il magistrato e credo che anche a me il latino possa servire molto per lo stesso motivo. Questa lingua, in fondo, è la base delle parole che usiamo quotidianamente e quindi ci consente di porre solide fondamenta nella comprensione della lingua italiana.

Desireè Tranchida e Aurora Romeo – classe IH