Emozioni, Musica, Passioni, Rubriche

Emozioni in Musica

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Ho sempre amato la musica, sin da quando ero piccolo i miei genitori accompagnavano momenti come il cullarmi per due ore buone, per poi io risvegliarmi due minuti dopo, con l’ascolto di canzoni come “Time”, dei Pink Floyd, dal disco “The Dark Side of the Moon”, “She’s leaving home”, dei Beatles, dal disco “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, sigle dei cartoni animati oppure “Lo Schiaccianoci”, di Tchaikovsky.

Tutt’ora associo l’ascolto della musica a momenti di relax totale, magari la sera, prima di andare a dormire, oppure un sabato mattina, quando non ho impegni di alcun tipo, con la musica sparata dalle casse a tutto volume, o anche, in modo analogo, come accompagnamento a qualcos’altro, come leggere, disegnare, scrivere, per scaricare le ansie, le tensioni. Penso anche di avere un rapporto abbastanza profondo con la musica, tale da emozionarmi all’ascolto di determinate canzoni: quel momento in cui ti sale un brivido lungo la schiena, poi lungo il collo, fino alle tempie, per poi scaricarsi al suolo, solo ascoltando una canzone, magari a causa della voce di chi canta o del suono dello strumento di chi suona, e ti senti bombardato di emozioni fortissime che difficilmente riesci a contrastare, amplificando anzi l’emozione.

Che cos’è, quindi, la musica, in conclusione? Facendo varie ricerche si può venire a conoscenza del fatto che “musica” nasce come termine per esprimere le arti delle Muse, riferendosi a qualcosa di perfetto, che è arte, in quanto complesso di norme pratiche capaci di conseguire determinati suoni, i quali sono in grado di esprimere l’interiorità di chi produce e di chi l’ascolta, e che è anche una scienza, in quanto il generare dei suoni mediante la voce o mediante l’utilizzo di strumenti musicali, provoca, attraverso i principi dell’acustica, la percezione uditiva e l’esperienza emotiva voluta dall’artista; infatti la musica è il prodotto dell’arte di ideare e produrre suoni piacevoli all’orecchio e, più tecnicamente, consiste nell’organizzazione dei suoni, dei rumori e dei silenzi nel corso del tempo e nello spazio.

Ma cos’è realmente la musica, per ognuno di noi? Un mezzo per trasmettere emozioni? Il prodotto del genio? Un mezzo per uscire dagli schemi? Libertà? Un passatempo? Qualcosa di noioso?

La realtà è che è qualcosa di variabile, malleabile, che può essere preso sotto diversi punti di vista, ognuno unico e diverso da un altro.

Per me, la musica è principalmente espressione di emozioni e creatività, in alcuni casi capace di renderti felice anche dopo la peggiore giornata possibile immaginabile  e che riesce a trasportarti in una dimensione esterna dal mondo, lontano da tutti i problemi e le agitazioni.

Livio Sammartano  IIC

Emozioni, Film, Rubriche

Nascere per combattere, crescere sapendo soffrire

 

Cosa differenzia un campione da una leggenda? Di certo un campione lo si riconosce facilmente: nella sua sicurezza, nella sua bravura anche nel nascondere la preoccupazione, nella sua costanza e probabilmente in molte altre cose, quando però si assiste anche a un tipo di tenacia e resistenza rara negli esseri umani, lì si è in presenza di una leggenda. Questo è il caso del personaggio cinematografico Adonis Creed, figlio di un pugile il cui nome in un modo o nell’altro, grazie alla saga “Rocky”, è arrivato alle nostre orecchie: il grande Apollo Creed.foto edoardo

Come gli intenditori (ma anche molti inesperti) sapranno, Apollo combatté sul ring fino alla sua morte, avvenuta per mano del pugile sovietico Ivan Drago, non avendo la possibilità di conoscere suo figlio, il testardo Adonis, che purtroppo passò gran parte della sua infanzia in riformatorio, in una convivenza con altri ragazzini spesso macchiata da pericolosi litigi. É proprio da questo punto della storia che inizia il film “Creed-Nato per combattere”, uno dei film sul pugilato più coinvolgenti e significativi della storia, seguito da un secondo capitolo uscito nelle sale italiane nel Gennaio 2019.

Per quanto l’infanzia di Adonis non sia stata facile, non c’è davvero nulla da togliere alle difficoltà che ha dovuto affrontare negli anni che lo hanno visto come stella nascente del pugilato mondiale. Iniziando a farsi conoscere con il cognome di Johnson, appartenente a sua madre, incontro dopo incontro molti cominciarono a parlare delle sue abilità, non sapendo però che dietro a quei pugni, si celava un nome che avrebbe fatto parlare molto, anche troppo. Dopo una gavetta senz’altro promiscua in fatto economico, Donnie ebbe l’idea di andare dal mitico Rocky, collega e avversario del padre in certe occasioni, per farsi allenare e accrescere conoscenze e abilità.

Dopo un po’ la svolta, il primo incontro col cognome di Creed e allo stesso tempo la prima vittoria con Rocky come coach, la conoscenza di una ragazza con una carriera anche lei da far svoltare, una marea di critiche e molta pressione a cui dover resistere, insomma, una vita che non lo avrebbe fatto annoiare. Per niente noioso è, infatti, il film, che ci presenta delle scene sempre cariche di emozioni, e degli incontri che riescono a trasmettere una tensione quasi palpabile, che trasportano ad un tifo sentito, come se la nostra squadra del cuore giocasse la finale di Champions, per intenderci.

A dir poco ammirevole è la forza e la tenacia con cui il protagonista si rialza nei momenti più critici, quando finisce a terra come ogni campione, e si rialza come una leggenda, semplicemente perché, per certe cose, ci si nasce.

Ogni merito va alla bravura di registi piuttosto giovani come Ryan Coogler (nel primo capitolo) e Steven Caple Jr. (nel sequel), e al talento di attori come Michael B. Jordan, Tessa Thompson e il veterano Sylvester Stallone, capaci di creare un’atmosfera degna di un vero film.

Ciò che i film vogliono far trasparire è anche come il saper soffrire porti ad una vittoria finale, perché chi scende sul ring con l’odio dentro non può che perdere, mentre chi riesce a sfogare una rabbia e una grinta agonistiche, alla fine dei conti, avrà la meglio.

“Non si tratta di quanto colpisci forte, ma di quanto forte ti colpiscono, e di come continui ad avanzare”.

Edoardo  Pipitone,  IV F

Emozioni, Musica, Passioni, Rubriche

Musica classica e Musica moderna: due mondi apparentemente abissali

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Musica classica e musica moderna sembrano apparentemente avere una differenza abissale: epoca, idee, regole, pubblico e artisti diversi. Eppure, simbolicamente parlando, il valore della musica rimane sempre lo stesso. La musica moderna , per esempio, rispetto a quella classica molto spesso è formata da quattro accordi che sono alla base di tutti i ritmi e quindi suonare viene molto semplice e chiunque può provare a farlo. Invece, un musicista che ha studiato musica classica ha una vasta conoscenza che va dalla teoria, al solfeggio, all’armonia fino alle ore e ore di pratica giornaliere. La musica classica, in pratica, viene considerata la madre di tutti gli altri generi musicali, sviluppati nel corso degli anni come il blues, il jazz, il pop fino ad arrivare ai giorni nostri con la musica elettronica e gli altri generi più all’avanguardia, come la trap music. Cambia anche il modo di fare successo: la musica moderna è in continua evoluzione e fare successo è molto semplice se si ha originalità, invece la musica classica rispetta dei canoni che non possono essere cambiati e per avere successo bisogna avere molta pazienza, dedizione e passione. Ciò che cambia è anche l’esibizione. Non è la stessa cosa andare ad un concerto di un famoso musicista classico, come andare ad un concerto di un cantante appena uscito da un talent show o in tendenza su youtube. Cambia l’ascolto, la serietà e molto spesso anche il pubblico. Continue sono dunque le critiche sia sull’uno che sull’altro campo della musica. I giovani per esempio, attratti dalle nuove tendenze, considerano la musica classica molto noiosa e non originale; altri,invece, soprattutto gli appassionati, considerano la musica classica come un genere insuperabile, superiore e che non ha niente a che vedere con la banale musica moderna.

Infinite possono essere le critiche , ma la musica non è politica, religione o una questione sociale.

La musica è una libera espressione e non ha importanza se precedentemente a comporre le musiche armonicamente complesse e con un più alto livello di cultura  erano artisti come Beethoven, Mozart o Chopin a differenza dei più semplici compositori attuali.

La musica cambia nel corso degli anni, cambia come è cambiato il mondo , si adatta alle generazioni ed è capace di provocare sempre forti emozioni. Essa non può essere sottoposta a critica, ognuno ha il diritto di ascoltare o suonare  la propria musica, in quanto è l’unico posto in cui ci si può sentire veramente liberi.

In conclusione si può dire che la musica ha un forte e unico potere:unire persone, contesti ed epoche diverse e comunicare sentimenti universali nonostante le modificazioni che ha subito e che certamente subirà.

Valeria Mezzapelle, 4°F