Blog

Film, Iniziative, Rubriche, serie TV

Peaky Blinders

foto silvia

Peaky Blinders è una serie televisiva ideata da Steven Knight. La storia è ambientata negli anni 20, nel primo dopoguerra a Birmingham, in Inghilterra. È quindi un periodo molto difficile, l’Inghilterra che ci viene raccontata è simbolo dell’arretratezza sociale,tra oscurità e caos, guerra e povertà, strade invase da fumo proveniente dalle industrie, e dove molti uomini impazziscono a causa del ricordo dell’orrore vissuto nelle trincee. Ma c’è chi vuole lasciarsi il passato alle spalle e creare un futuro ed un mondo migliore sulla base del proprio potere e del proprio successo, entrando nel giro delle corse clandestine dei cavalli, delle scommesse e del mercato nero, si tratta di Thomas Shelby.

È il capo della famiglia Shelby (che rappresenta il fulcro della serie e i cui principali componenti sono Thomas, i fratelli Arthur e John, la sorella Ada e la zia Polly) e capo della gang Peaky Blinders.

Il nome del gruppo deriva dal copricapo che erano soliti indossare, all’interno del quale erano cucite delle lamette usate come armi. Thomas Shelby è interpretato dall’affascinante Cillian Murphy, che con la sua solita sigaretta in bocca e il bicchiere di whisky in mano e con il suo mistero, con la sua intelligenza ed astuzia riesce a rendere sempre più interessanti le varie situazioni in cui si trova la famiglia, ed è proprio questo che colpisce della serie,cioè la capacità di catturare l’attenzione in un periodo storico solitamente considerato noioso da noi giovani.

Thomas è,tra i vari personaggi,quello che subisce le pressioni maggiori, ha la responsabilità della sua azienda e della sua famiglia, infatti è sempre pronto ad aiutare i suoi due bracci destri nonchè fratelli Arthur e John, anche se in alcune occasioni alcuni componenti della sua famiglia non sono conformi alle sue scelte e al suo modo di agire, lui riesce sempre a portarli dalla sua parte.

E’ la mente dei vari piani, ma nonostante sia un ladro ed un assassino, tutto quello che fa lo fa per garantire a lui e alla sua famiglia la possibilità di vivere in futuro nella legalità. Tutto è svolto però all’insegna della corruzione, dove legalità e giustizia non esistono e a dettare le regole del vivere quotidiano sono dei gangster, mentre la polizia rimane a guardare fingendo di non vedere abusi e violenze. Ovviamente non tutto fila liscio per la famiglia Shelby, tra problemi familiari, intrighi e cuori spezzati, si ritrovano infatti a fare i conti con molti antagonisti, da ricordare è per esempio l’ispettore Chester Campbell che arriva in città con il desiderio di liberare Birmingham dalla corruzione e dall’illegalità anche se alla fine si rivela un personaggio squallido,capace di tutto pur di vincere contro Thomas e al suo fianco troviamo la bellissima Grace Burghess, agente sotto copertura che ha il compito di avvicinarsi sempre di più a Thomas per ricevere più informazioni possibili, del quale il protagonista s’innamorerà.

I Peaky Blinders sono realmente esistiti nella seconda metà del 1800 e si trattava di un’ organizzazione criminale nata come ribellione nei confronti del governo. Mentre nella realtà di quel tempo le donne erano trattate male e considerate inferiori rispetto agli uomini, nella serie invece alcune donne giocano un ruolo fondamentale, ricordiamo per esempio zia Polly, una donna molto forte e decisa che può essere considerata come la ‘fidata consigliera’ di Thomas,e che porta avanti l’azienda dal punto di vista economico, o la sorella Ada, una donna indipendente che rinnegherà più volte la sua famiglia a causa della loro criminalità e illegalità e le conseguenze che portano. Peaky Blinders è una serie assolutamente da vedere proprio perchè il contesto in cui sono svolte le varie vicende è reale, proprio come lo sono i drammi subiti dagli uomini tornati dalla guerra e che da essa non si sono mai ripresi e soprattutto il desiderio di pace delle povere persone.

’You can change what you do, but you can’t change what you want’ -Thomas Shelby

Silvia Sorrentino  IV F

Annunci
Emozioni, Film, Rubriche

Nascere per combattere, crescere sapendo soffrire

 

Cosa differenzia un campione da una leggenda? Di certo un campione lo si riconosce facilmente: nella sua sicurezza, nella sua bravura anche nel nascondere la preoccupazione, nella sua costanza e probabilmente in molte altre cose, quando però si assiste anche a un tipo di tenacia e resistenza rara negli esseri umani, lì si è in presenza di una leggenda. Questo è il caso del personaggio cinematografico Adonis Creed, figlio di un pugile il cui nome in un modo o nell’altro, grazie alla saga “Rocky”, è arrivato alle nostre orecchie: il grande Apollo Creed.foto edoardo

Come gli intenditori (ma anche molti inesperti) sapranno, Apollo combatté sul ring fino alla sua morte, avvenuta per mano del pugile sovietico Ivan Drago, non avendo la possibilità di conoscere suo figlio, il testardo Adonis, che purtroppo passò gran parte della sua infanzia in riformatorio, in una convivenza con altri ragazzini spesso macchiata da pericolosi litigi. É proprio da questo punto della storia che inizia il film “Creed-Nato per combattere”, uno dei film sul pugilato più coinvolgenti e significativi della storia, seguito da un secondo capitolo uscito nelle sale italiane nel Gennaio 2019.

Per quanto l’infanzia di Adonis non sia stata facile, non c’è davvero nulla da togliere alle difficoltà che ha dovuto affrontare negli anni che lo hanno visto come stella nascente del pugilato mondiale. Iniziando a farsi conoscere con il cognome di Johnson, appartenente a sua madre, incontro dopo incontro molti cominciarono a parlare delle sue abilità, non sapendo però che dietro a quei pugni, si celava un nome che avrebbe fatto parlare molto, anche troppo. Dopo una gavetta senz’altro promiscua in fatto economico, Donnie ebbe l’idea di andare dal mitico Rocky, collega e avversario del padre in certe occasioni, per farsi allenare e accrescere conoscenze e abilità.

Dopo un po’ la svolta, il primo incontro col cognome di Creed e allo stesso tempo la prima vittoria con Rocky come coach, la conoscenza di una ragazza con una carriera anche lei da far svoltare, una marea di critiche e molta pressione a cui dover resistere, insomma, una vita che non lo avrebbe fatto annoiare. Per niente noioso è, infatti, il film, che ci presenta delle scene sempre cariche di emozioni, e degli incontri che riescono a trasmettere una tensione quasi palpabile, che trasportano ad un tifo sentito, come se la nostra squadra del cuore giocasse la finale di Champions, per intenderci.

A dir poco ammirevole è la forza e la tenacia con cui il protagonista si rialza nei momenti più critici, quando finisce a terra come ogni campione, e si rialza come una leggenda, semplicemente perché, per certe cose, ci si nasce.

Ogni merito va alla bravura di registi piuttosto giovani come Ryan Coogler (nel primo capitolo) e Steven Caple Jr. (nel sequel), e al talento di attori come Michael B. Jordan, Tessa Thompson e il veterano Sylvester Stallone, capaci di creare un’atmosfera degna di un vero film.

Ciò che i film vogliono far trasparire è anche come il saper soffrire porti ad una vittoria finale, perché chi scende sul ring con l’odio dentro non può che perdere, mentre chi riesce a sfogare una rabbia e una grinta agonistiche, alla fine dei conti, avrà la meglio.

“Non si tratta di quanto colpisci forte, ma di quanto forte ti colpiscono, e di come continui ad avanzare”.

Edoardo  Pipitone,  IV F

Alimentazione, Rubriche, Stili di vita

CONOSCIAMO COSA SONO MA SAPPIAMO DOVE TROVARLI ?

proteine (1)

 

CARBOIDRATI, lPROTEINE, i LIPIDI, le VITAMINE e i MINERALI in quali alimenti possiamo trovarli ?

L’articolo precedente presentava le due categorie di nutrienti, adesso andremo ad elencare alcuni dei tanti alimenti che li contengono e in che quantità quest’ultimi vengono assimilati.

Partendo dai CARBOIDRATI i carboidrati si trovano principalmente in questi alimenti:

  • frutta,
  • verdura,
  • pane, cereali e prodotti a base di cereali
  • latte e prodotti caseari
  • alimenti con aggiunta di zuccheri (ad esempio torte, biscotti e bevande dolcificate).

Tutti quegli alimenti con aggiunta di zuccheri, quali le bevande gassate o le caramelle, gli snack e qualsiasi altra sfaccettatura di cibo industriale, non devono trarci in inganno poiché sono alimenti ricchi di calorie che però non apportano sostanze nutritive alla nostra dieta ( calorie vuote ).

Le migliori fonti di CARBOIDRATIsono: frutta, verdure, legumi e cereali.

Ad esempio una porzione di banana del peso di 100 g apporta circa 90 kcal di cui circa 30 grammi di carboidrati, 2 grammi di proteine e 0 di grassi, spesso viene considerata un frutto troppo calorico. Eppure, come sempre serve tenere in considerazione che il valore calorico non è un fattore determinante a valutare la qualità di un alimento: 90 kcal calorie vengono apportate anche da cucchiaio di zucchero, ma è chiaro che in questo caso non si ingeriscono né fibre né sali minerali e vitamine.

Anche le patate cotte al vapore o bollite sono un alimento quasi del tutto privo di grassi, mentre apportano una buona quantità di carboidrati, circa il 19% del peso, e una minima quantità di proteine, il 2% del peso.

Per quanto riguarda le PROTEINEtra le migliori fonti rientrano:

– Carni magre come manzo, pollo, tacchino e agnello;

– Pesce come tonno, salmone, merluzzo, sardine e sgombro ;

– Legumi come lenticchie, ceci, fagioli, pisellie soia;

– Latticini a basso contenuto di grassi come grana e yogurt greco;

– Uova;

– Frutta secca come noci, arachidi, pistacchi e mandorle.

Ad esempio 100 g di Petto di pollo apportano circa 114 calorie (0% carboidrati, 79,5% proteine, 20,5% grassi).

Oppure un ottimo alimento proteico per uno spuntino è lo yogurt greco, per 100 grammi di prodotto lo yogurt greco contiene: 3 grammi di carboidrati, 5 grammi di grassi e 9 grammi di proteine.

I LIPIDIsi trovano soprattutto in alimenti di origine animale (grassi) ma sono abbondantemente presenti anche nel regno vegetale (oli).

Oli e grassi sono molto simili chimicamente ma, mentre i primi sono liquidi a temperatura ambiente, i secondi sono solidi.

100 g di Olio di oliva apportano circa 884 calorie (0% carboidrati, 0% proteine, 100% grassi).

Le principali fonti di vitamine e minerali sono frutta e verdura, che contribuiscono ad apportare all’organismo anche una significativa quota di acqua e di fibre alimentari.

Per conoscere le principali vitamine e minerali presenti in frutta e verdura è utile fare riferimento ai colori: i vegetali di colore verde,come broccoli e spinaci contengono Vitamine A, B6, B9, C, Ferro, Calcio e Magnesio; il rosso di fragole, ciliegie, pomodori e mele è sinonimo di Vitamine A e C, Potassio e Magnesio; il giallo ed arancio, tipico di carote, pesche, albicocche, arance ed agrumi in genere, indicano che in questi alimenti si trova una grande ricchezza di Vitamine C, B1, B6 e Ferro; infine frutta e verdura di colore blu e viola – frutti di bosco, uva, melanzane, prugne – contengono fra l’altro, Vitamine A, C e K e minerali come Calcio, Magnesio, Ferro, Potassio e Manganese.

Nell’articolo successivo analizzeremo come distribuirne l’assunzione durante la giornata.

 Fonti: www.multicentrum.it e www.my-personaltrainer.it

Alessio Pizzo, IV E

Emozioni, Musica, Passioni, Rubriche

Musica classica e Musica moderna: due mondi apparentemente abissali

Безымянный-1

Musica classica e musica moderna sembrano apparentemente avere una differenza abissale: epoca, idee, regole, pubblico e artisti diversi. Eppure, simbolicamente parlando, il valore della musica rimane sempre lo stesso. La musica moderna , per esempio, rispetto a quella classica molto spesso è formata da quattro accordi che sono alla base di tutti i ritmi e quindi suonare viene molto semplice e chiunque può provare a farlo. Invece, un musicista che ha studiato musica classica ha una vasta conoscenza che va dalla teoria, al solfeggio, all’armonia fino alle ore e ore di pratica giornaliere. La musica classica, in pratica, viene considerata la madre di tutti gli altri generi musicali, sviluppati nel corso degli anni come il blues, il jazz, il pop fino ad arrivare ai giorni nostri con la musica elettronica e gli altri generi più all’avanguardia, come la trap music. Cambia anche il modo di fare successo: la musica moderna è in continua evoluzione e fare successo è molto semplice se si ha originalità, invece la musica classica rispetta dei canoni che non possono essere cambiati e per avere successo bisogna avere molta pazienza, dedizione e passione. Ciò che cambia è anche l’esibizione. Non è la stessa cosa andare ad un concerto di un famoso musicista classico, come andare ad un concerto di un cantante appena uscito da un talent show o in tendenza su youtube. Cambia l’ascolto, la serietà e molto spesso anche il pubblico. Continue sono dunque le critiche sia sull’uno che sull’altro campo della musica. I giovani per esempio, attratti dalle nuove tendenze, considerano la musica classica molto noiosa e non originale; altri,invece, soprattutto gli appassionati, considerano la musica classica come un genere insuperabile, superiore e che non ha niente a che vedere con la banale musica moderna.

Infinite possono essere le critiche , ma la musica non è politica, religione o una questione sociale.

La musica è una libera espressione e non ha importanza se precedentemente a comporre le musiche armonicamente complesse e con un più alto livello di cultura  erano artisti come Beethoven, Mozart o Chopin a differenza dei più semplici compositori attuali.

La musica cambia nel corso degli anni, cambia come è cambiato il mondo , si adatta alle generazioni ed è capace di provocare sempre forti emozioni. Essa non può essere sottoposta a critica, ognuno ha il diritto di ascoltare o suonare  la propria musica, in quanto è l’unico posto in cui ci si può sentire veramente liberi.

In conclusione si può dire che la musica ha un forte e unico potere:unire persone, contesti ed epoche diverse e comunicare sentimenti universali nonostante le modificazioni che ha subito e che certamente subirà.

Valeria Mezzapelle, 4°F

Rubriche, serie TV, Tempo libero

 Oltre lo specchio

Ogni mattina, appena svegli , siamo soliti guardarci allo specchio anche se, riferendoci ai nostri tempi, potremmo dire che gli specchi che ogni giorno osserviamo sono di due tipi.

Importante rispondere a una domanda: qual è lo specchio a cui prestiamo più attenzione, quello che ogni mattina ha il potere di sbatterci in faccia la realtà o quello attraverso cui possiamo osservare una “realtà” poco più che digitale?

A questa domanda risponde in modo piuttosto drastico la serie TV britannica “Black Mirror”, prodotta da Charlie Brooker e caratterizzata da attori e scenari diversi ad ogni episodio. Il titolo significa letteralmente “specchio nero” ed è un chiaro riferimento allo schermo di un cellulare o di un qualsiasi dispositivo tecnologico. Se durante il tempo libero si ha voglia di una serie leggera per distrarsi dai pensieri quotidiani, di certo quella appena citata non è la scelta giusta. Questo non va per niente a svantaggio della serie, proprio perché pensare e cercare di fare chiarezza sui temi più importanti che ci riguardano non può che essere positivo.

black-mirror-logo

Come intuibile, il tema principale della serie è il rapporto fra uomo e tecnologia, in un ipotetico futuro in cui il primo è praticamente dominato dalla seconda. Nella realtà rappresentata i rapporti umani sono messi in secondo piano e ogni istinto dell’uomo non trova di certo un ostacolo nell’innovazione. É bene riconoscere il talento e l’impegno da parte del produttore e degli scrittori nel narrare scene spesso sconvolgenti, anche in situazioni che in un modo o nell’altro ci capita di vivere al giorno d’oggi. Proprio per questo è facile paragonare la serie alla nostra realtà, perché  oggi è facile imbattersi in gruppi di amici o colleghi ad una cena concentrati sui loro cellulari, troppo pigri per guardare oltre lo specchio.

Per quanto la serie mandi molte vibrazioni cupe quasi d’avvertimento, un contrasto importante è rappresentato dagli inizi in alcuni casi felici che però possono sfociare in una vera e propria “caduta libera”, tra l’altro titolo di uno degli episodi.

Ogni discorso riguardo a questo tema può ormai sembrare banale, perché ogni parola sembra già detta, quindi per una volta gli occhi avranno il loro spazio.

In conclusione è opportuno dire che in ogni cosa è fondamentale l’autocontrollo, perché ciò che oggi dominiamo, domani potrebbe farci diventare sudditi.

Edoardo Pipitone IV F

 

Divertimento, Rubriche, Tempo libero, videogiochi

GAMING SU SMARTPHONE:UN VERO E PROPRIO BOOM MONDIALE

Chi di voi non ha mai giocato con lo smartphone?Potrei tranquillamente azzardare nessuno e probabilmente la mia scommessa sarebbe vinta senza troppe difficoltà.

Il gaming su smartphone ha origini che si potrebbero definire nobiliari:tutti conosciamo Snake,il glorioso gioco formato da pochi e modesti pixel che arrivò in mezzo a noi nel 1998 con l’uscita del Nokia 5110 (molti di noi non erano ancora nati,ma tutti in qualche modo nel corso della loro storia lo hanno conosciuto).Era ed è una vecchia gloria,la prima possibilità di intrattenersi fuori casa con un piccolo dispositivo mobile,una vera e propria evoluzione.Oggi il gaming su smartphone è arrivato a risultati a dir poco assurdi:l’industria americana Eedar ha evidenziato che solo in America e in Canada circa 210,9 milioni di possessori di smartphone e tablet usano i propri dispositivi principalmente per scopo videoludico,con un aumento del 5% destinato a durare per altri due anni in America.Ciò dimostra come praticamente il 75% dei possessori di smartphone o tablet,per quanto riguarda l’America,siano portati a usarli soprattutto per giocare.Del resto è una forma di gaming molto rapida e intuitiva:i controlli sono pochi e semplici,le partite durano poco e si possono fare in ogni momento senza particolari ostacoli e soprattutto lo smartphone rappresenta un dispositivo molto piccolo e senza ombra di dubbio il più portatile in circolazione.

foto 2

Da un punto di vista più globale la situazione non cambia:il Play Store di Android e l’Apple Store di Apple nel 2018 hanno registrato miglioramenti delle entrate monetarie incredibili,il primo è addirittura arrivato ad una crescita del 27,3% e anche in questo caso le applicazioni che monetizzano di più sono proprio proprio quelle dei giochi,infatti a livello mondiale le spese relative al gaming hanno raggiunto il traguardo inimmaginabile di 54,7 miliardi di dollari con un aumento del 15,2% rispetto al 2017.Si parla quindi di una fetta del mercato molto larga,ma questo progresso ha i suoi pro e i suoi contro.A tal proposito è intervenuto il Governo del Giappone che ha dichiarato che la vista degli studenti giapponesi è calata notevolmente proprio a causa del gioco mobile e degli smartphone in generale,ma anche la Cina ha attribuito la causa di questo fenomeno pericoloso al gioco mobile e ha deciso di portare avanti una serie di provvedimenti per proteggere la vista dei bambini e dei ragazzi.Inoltre bisogna anche ricordare che il gaming su smartphone non è l’unica forma di gaming esistente e spesso la grande attenzione data a questa forma di videogioco finisce per togliere attenzioni ad altre forme di gaming come quello su PC e quello su console che,sia ben chiaro,sono mondi molto diversi dal mondo del telefono.Sono realtà ben separate e paragonare il gaming su smartphone al gaming su console è del tutto incorretto:i giochi su console si distinguono e si fanno valere per caratteristiche uniche,come trame degne delle serie televisive più belle,gameplay a dir poco sconvolgenti,ma anche budget infinitamente più grandi.Essenzialmente sono due realtà che coesistono e il gaming su smartphone in una società come la nostra veloce e con sempre meno tempo libero non poteva praticamente fare altrimenti,il successo era inevitabile e le previsioni delineano un successo inarrestabile.

foto 3

GIULIO CHIAVACCI 4 C

Attualità, Incontro con l'autore, Iniziative, Libri

foto salvezza

Incontro con l’ autore

Avvincente ed educativo è stato l’incontro con l’autore Marco Rizzo, che è riuscito a trasmettere ai ragazzi del Liceo Scientifico di Marsala un messaggio di vera e propria “Salvezza”, titolo del libro da lui presentato.

Questo è stato frutto di un’esperienza vissuta a bordo dell’Acquarius, la nave bianca e arancione con cui gli operatori di SOS Méditerranée e Medici senza Frontiere soccorrono i migranti al largo della Libia.

Ogni giorno centinai di giovani, donne e uomini abbandonano la loro terra colma di violenza, povertà, guerre e arretratezza per avere ancora un’ultima speranza di vivere.

“Salvezza” è la storia di chi fugge e di chi salva.

Toccante e sensibilizzante è stato il racconto dell’ autore, messaggero delle testimonianze sia di migranti, sia dei tanti collaboratori e soccorritori, angeli vestiti di arancione, che, ogni giorno, salvano dalle imprevedibili acqua del Mediterraneo uomini alla ricerca di un futuro.

Il fumetto, attraverso una grafica molto semplice ed essenziale e l’uso di un linguaggio accessibile a tutti, è riuscito ad esplicitare in modo esaustivo ciò che ogni giorno i soccorritori italiani e di altri paesi sono disposti a rischiare pur di scorgere quel barlume di felicità negli occhi di chi ha già sofferto troppo.

Evidente è anche l’attenzione avuta nello spiegare che cosa sono le ONG, gli schemi di salvataggio e i diversi ruoli degli operatori all’interno di un equipaggio.

Insomma, una graphic novel per lettori di età compresa tra i dieci e i cento anni che racconta di volontari, strappati dai loro impegni quotidiani dall’urgenza di mettersi in gioco per il bene altrui!

 

 Francesca  Figlioli    4 F