Riflessioni intorno alla scuola, Video

Pendolando tra “bioritmi” e “disarmonie”

Il pendolare è una persona che si muove, in genere tramite trasporto pubblico, alternativamente dal proprio luogo di residenza al luogo di studio o lavoro.

Sono quasi 29 milioni (48,6% della popolazione residente) “le persone che ogni giorno effettuano spostamenti” per recarsi sul posto di lavoro o di studio: in dieci anni questo numero è cresciuto di circa 2,1 milioni, o almeno questo è quanto emerge dal censimento dell’ Istat (05-08-2014) sugli spostamenti pendolari.

Gli “studenti pendolari”, secondo le statistiche del CENSIS, in italia sono più di 4,5 milioni ad oggi, a differenza dei 4,2 milioni del 2001, incremento che è una causa delle concentrazioni urbane in molte aree del paese.

I numeri in possesso dalla SMA ( Servizio Municipale Autotrasporti) riportano che nell’anno 2015/16 nel comune di Marsala gli abbonati a fine anno siano stati circa 850 considerando che circa 250 appartengono al comune di Petrosino, nell’anno 2016/17 ad oggi gli abbonati sono 750 considerandone 200 appartenenti al comune di Petrosino. Dati che possono variare durante l’anno con un incremento di circa 100 abbonati.

Nel nostro Liceo, i pendolari sono molti, su circa 900 studenti in totale quasi il 30% sono pendolari che provengono principalmente dalle città di Strasatti e Petrosino.

Ma che vita fa il pendolare?

Quali sono gli aspetti positivi ( se ce ne sono) e quali negativi ( incontestabili) ?

C’è chi afferma che il tempo passato all’interno dei mezzi pubblici sia “tempo sprecato”, ma il concetto di tempo sprecato è completamente inappropriato! All’interno di un mezzo pubblico, nell’intervallo di tempo che va dai 45 ai 60 minuti, durante il tragitto, durante le fermate, si ha la possibilità di crearsi uno spazio proprio nel quale riflettere, sognare, meditare. Viaggiando con un mezzo pubblico, si è costretti a dover stare a contatto con molte altre persone, che queste siano anziane, extracomunitari, conoscenti, amici… e ciò che accade all’interno non è mai “monotono” : come non notare la ragazza che sale con i capelli bagnati, per quale motivo li avrà bagnati? Non le sarà bastato il tempo? Lo avrà fatto di proposito? Chi lo sa…

Come si può non notare il ragazzo che già da mezz’ora tiene gli occhi chiusi? Avrà dormito poco?

Raggruppando i vari aspetti positivi e negativi possiamo però dedurre che le giornate del pendolare sono in partenza neutrali, dipendendo essenzialmente dal “morale” del passeggero-soggetto.

La vita da pendolare è caratterizzata da una vasta serie di eventi che possono ottimizzare il proprio modo di vedere la realtà; che ti fanno riflettere, che ti incuriosiscono, ti fanno porre delle domande ma soprattutto ti insegnano molto; basta osservare distogliendo lo sguardo dal display dei nostri smartphone o ascoltare gli altri, liberando le orecchie dalle cuffie dei nostri i-pod….

Non si sbaglierebbe, perciò, a sostenere che la giornata di uno studente “pendolare” si può praticamente riassumere con una semplice affermazione: “Lo studente pendolare già prima di entrare a scuola ha un’ora di lezione”.

Bisogna onestamente riconoscere anche che non tutte le mattine però sono piene di positività. Ciò è dovuto alle pessime condizioni dei mezzi pubblici : finestrini che in pieno inverno non si chiudono, l’aria che respiriamo che diventa più satura di emissioni nocive che di ossigeno, gli appoggi e le sedie ricoperte di polvere, il frastuono del motore che tartassa il cervello ed una serie infinita di problematiche. che se non si è fatto il pieno di “pazienza”, possono rendere già alle 08:00 del mattino l’umore pessimo.

Alessio Pizzo

Rubriche, Stupor mundi

Come nasce “Stupor mundi”

Introduzione alla rubrica “Stupor mundi”, dedicata alla divulgazione scientifica

Chi non si è mai trovato ad osservare a lungo qualcosa spinto dalla curiosità? A chi non è mai capitato di provare una certa commozione ammirando lo spettacolo di una notte stellata? E chi, infine, non è mai rimasto sbalordito di fronte a qualcosa di mai sentito prima?

Seguitano a questi attimi di osservazione, emozione, stordimento, dei momenti di riflessione; nella testa cominciano a formularsi domande su domande insieme ad ipotetiche risposte, inizia una ricerca che pretende delle conclusioni chiare, precise, razionali. Si assiste al clima in cui è nata – e ancora continua a crescere- la scienza.

Scienza che si colloca in una posizione intermedia tra due fasi di stupore: la prima sopra citata, che funge da causa e l’altra che funge da effetto. Ci troviamo così in un virtuoso circolo vizioso ed è facile immaginare la scienza come un essere bisognoso di attenzioni, che sfama le menti “affamate di stupore” a piccoli bocconi, così da assicurarsene le premure o, ancora, come un bambino, la cui prima balbettante parola suscita grande emozione nei genitori, ma che egli ripeterà solo dopo molte e molte sollecitazioni.

Da questa premessa sulla scienza e sullo stupore nasce “Stupor Mundi”, rubrica attraverso la quale si intende destare sorpresa e meraviglia nel lettore servendosi della scienza, al fine di generarne di nuova, di ricercare un nuovo, più potente stupore.

Antonina Rubino, IV G

Riflessioni intorno alla scuola

Un amore di matematica

Quando da bambina scopri che 2+2 =4 o che 5-2=3 o ancora che 3+2=5, inizi ad amare la matematica. Rimani affascinata da quei numeri che combaciano alla perfezione quasi fossero tessere di un puzzle. Poi scopri che 5×3= 15 e che 15:3=5 e ti appassioni ancor di più. Scopri che moltiplicazione e divisione sono una l’inverso dell’altra e che ognuna delle 4 operazioni ha delle proprietà. Così cerchi di capirne di più, e cominci a mettere insieme più operazioni: le equazioni. E quando pensi di sapere tutto …. spunta qualcos’altro. Come le disequazioni, i sistemi o che so io. Ma non basta! Arrivi al liceo, ricominci da capo, credi ormai di essere diventato un matematico provetto ed invece no. Passi per rette, circonferenze, parabole, ellissi e per quel dannatissimo calcolo combinatorio. Ma non è ancora abbastanza: spunta la goniometria! Che scocciatura la goniometria: scoprire che ad ogni angolo in gradi ne corrisponde uno in radianti. Ed applicare tutte le 4 operazioni, le loro proprietà, riduzioni a fattor comune, legge di annullamento del prodotto e chi ne ha più ne metta, alle equazioni con gli angoli in radianti. Ecco, adesso sembrerà che la matematica sia difficile ma,  credetemi, è molto più difficile di così! Ma è per questo che mi piace. Perché non smette mai di stupirti, perché c’è sempre qualcosa da imparare, valori da ricordare a memoria come: seni, coseni, tangenti e cotangenti di angoli di 30°-45°-60°, che, in confronto alle miriadi di formule che esistono, sono una passeggiata!

Certe volte, invece, la parte filosofica che è in me (in realtà ce n’è ben poca) si sofferma a pensare al perché i numeri si chiamino proprio in questo modo: al perché il 2 si chiami due e non quattro o il 5 sette. Così inizia la ricerca e si scopre per esempio che il 3 si chiama tre in moltissime lingue perché la radice tr significa “molto” (l’uno, infatti, corrisponde al singolo; il due alla coppia; e il tre alla moltitudine di più elementi); oppure che il nove corrisponde forse alla parola nuovo (basti guardare l’inglese nine-new o il francese neuf-neuf). O che, addirittura, in alcune lingue come quella Shuar dell’Ande dell’Ecuador non esiste un nome preciso per un numero, ma solo l’oggetto paragonabile al la sua forma: il 7 per esempio viene chiamato “ tsenken” che letteralmente significa gancio per la frutta, oppure l’8 “yarush” ovvero formica regina.

Ma ci pensate ?? Tornare a casa e dire ai vostri genitori: “Oggi ho preso una formica regina e mezza nel compito di scienze”!

In fin dei conti non suona male!

Ecco, è per questo che amo la matematica: perché, a prescindere dalle tonnellate di cose che ti fanno studiare a scuola, è fatta di cose apparentemente semplici, i numeri, anche se poi semplici non sono perché, come abbiamo visto, su di essi potrebbero essere scritti centinaia e centinaia di libri. Concluderei, infine, con una frase di Paul Erdos:”Perché i numeri sono belli? E’ come chiedere perché la Nona Sinfonia di Beethoven è bella. Se non vedi perché, nessuno può spiegartelo. Io so che i numeri sono belli. Se non sono belli i numeri, niente altro lo è”.

Laura Catalano IV E

Interviste

Intervista a Greta Nizza, vincitrice del concorso “Rompiamo il silenzio”

In occasione della “giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, il Comune di Marsala ha indetto il concorso fotografico “Rompiamo il silenzio”. Vincitrice del concorso è stata l’alunna Greta Nizza del Liceo Scientifico “Pietro Ruggieri” con la foto “Tagliamo i fili” che vede una bimba-burattino liberarsi dai fili che la tengono soggiogata al bimbo- burattinaio.

Da cosa hai preso spunto per scattare questa foto?

Dalla mia immaginazione”.

concorso fotografico Rompiamo il silenzio

Come mai hai deciso di usare come soggetti dei bambini?

Perché la violenza sulle donne è una cosa che accade principalmente tra gli adulti e spesso le donne si sottomettono agli uomini e stanno in silenzio, mentre i bambini sono più schietti ed hanno la capacità di tagliare i “fili””.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere con questa foto?

La presa di coscienza della donna e, soprattutto, la consapevolezza che la donna non si deve sottomettere e deve essere indipendente dall’uomo”.

Ti aspettavi di vincere?

Sinceramente no, ma ne sono stata felicissima!

Valeria, Francesca, Silvia, Roberta, Alessia, Giada, Giorgia – III F

Legalità

Per una scuola e una società migliori

Giorno 30 ottobre 2017 presso l’Aula Magna del nostro liceo, le classi quarte hanno partecipato alla proiezione del film “I cento passi”, del regista Marco Tullio Giordana. È un film del 2000, dedicato alla vita e all’omicidio di Peppino Impastato, impegnato nella lotta alla mafia nella sua terra, la Sicilia.

La visione del film è stata accompagnata da un dibattito, cui gli alunni hanno mostrato particolare interesse ed attenzione, seguito, a distanza di qualche giorno, dalla visita guidata al Museo della mafia di Salemi.

La lotta alla mafia è uno dei tanti temi che affronta spesso la nostra scuola per sensibilizzare i ragazzi al rispetto delle regole, per una vita migliore nella società, per la società.

E sì, perché al giorno d’oggi sono molti di più i casi di “mafia scolastica” (come ad esempio il bullissimo o il cyber-bullismo) che le “opere di bene” fra i ragazzi.

Quanto spesso sentiamo dire che un ragazzo è stato vittima di bullismo e quante volte, invece, sentiamo parlare di ragazzi che aiutano altri ragazzi, magari semplicemente nello studio? Sappiamo benissimo tutti che il primo caso è quello che avviene con maggior frequenza, ma non ci stupiamo. E invece dovremmo!

La società in cui viviamo, quella per cui Peppino ha lottato per renderla migliore, ci ha portati a percepire questi avvenimenti come fatti del tutto normali, quasi necessari per il passaggio dall’infanzia alla maturità. Come se le parole adolescenza, scuola superiore, liceo fossero tutte raggruppate sotto l’etichetta “Mafia giovanile”, del tutto innocua e tipica dei ragazzi fra i 13 e i 19 anni. Portando, quindi, a giustificare le manifestazioni del desiderio di potere con dei semplici squilibri ormonali. Quando, invece, questi squilibri dovrebbero giustificare solo il desiderio di tonnellate di cibo e di cioccolata (o di palestra e insalata nei casi ahimè più “gravi”!)

Ed è per questo che il nostro Liceo si impegna tanto in questo campo, affinché i ragazzi capiscano che il cambiamento è possibile; ma per farlo è necessario l’aiuto di tutti, partendo dalla consapevolezza che le vite e gli sforzi di Peppino, così come quelle di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e di tutte le vittime di mafia, non sono state vane. Perché, come diceva Peppino: ”Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!”.

Laura Catalano IV E

Riflessioni intorno alla scuola

Il Latino è vivo. Viva il Latino!

Riflessioni sul Metodo Ørberg

L’interesse, la dimensione emotiva ed affettiva sono fattori decisivi nell’apprendimento di una disciplina, tanto più se si tratta della lingua latina, considerata da alcuni come un residuo del passato, ma che, invece, è uno strumento in grado di farci superare i confini del tempo; la lingua nella quale è stato per secoli elaborato il pensiero occidentale; il valore formativo della quale è, per così dire, potenziato dal metodo induttivo – contestuale (metodo Ørberg, chiamato anche “metodo natura” per analogia con il modo in cui si apprende la lingua madre), poiché esso libera gli studenti dalla spiacevole sensazione che il latino sia fondamentalmente un insieme di regole astruse (pregiudizio con il quale, spesso, varcano la soglia del liceo) e li rende consapevoli, attraverso la pratica quotidiana, che il latino è, invece, un organismo vivo, di cui riescono davvero a padroneggiare il lessico e le strutture linguistiche, perché queste, dapprima, sono semplici e si fanno, poi, più complesse man mano che ci si inoltra nell’intreccio narrativo di Familia Romana.

Il piacere della narrazione e la capacità di “pensare” e di esprimersi in latino, dunque, terranno desta la motivazione dello studente nello studio della lingua e questa padronanza, infine, gli permetterà di apprezzare la bellezza dell’espressione e la profondità del pensiero degli autori classici.

Prof.ssa Fiorella Vultaggio

Frequentemente mi sono soffermata a riflettere sull’importanza dello studio della lingua latina e sul metodo di insegnamento che potesse risultare maggiormente efficace per il suo apprendimento nel contesto classe. Il latino prevede infatti una metodologia per certi versi anomala in quanto lo studiamo per “conoscerlo”, non per “parlarlo”.

L’idea di adottare il Metodo Ørberg nasce dalla ferma volontà di superare il concetto di latino come lingua morta, di veicolo comunicativo distante e difficilmente penetrabile, e di farlo apprezzare ai giovani studenti sotto una nuova luce che li attraesse e li coinvolgesse con maggiore emotività rispetto all’apprendimento affidato al metodo tradizionale a carattere grammaticale-traduttivo.

La storia di Familia Romana e dei suoi personaggi ci consente, attraverso un tessuto ricco di storie e di descrizioni vivaci, di entrare nelle case degli antichi romani, di sentirne le voci, di conoscerne la quotidianità, la vita scolastica in un gioco linguistico e culturale che traccia un continuum tra il passato, percepito come un mondo non più distante ma familiare, ed il nostro presente.

Il latino induttivamente appreso non è più vissuto come una lingua fatta di regole grammaticali ma diventa il piacere di dialogare col passato mediante l’uso della lingua veicolare degli antichi al quale si aggiunge un ingrediente di non poca importanza, ovvero il coinvolgimento attivo dello studente che apprende e che, finalmente, percepirà il latino come lingua “viva”.

Prof.ssa Emilia Corda

 

La parola agli alunni

Latino: materia nuova per noi studenti del primo anno del liceo scientifico Ruggieri. Chi non ha mai sentito dire, in ambito scolastico, che il latino è una materia “difficile” e “noiosa”? Sicuramente tutti.
E se vi dicessimo che non è esattamente così? Esiste un modo diverso rispetto per apprendere la materia in questione: questo è il metodo Ørberg o “Metodo Natura”.

Si tratta di un metodo che permette di imparare la grammatica latina per mezzo della lettura di una storia che, per quanto riguarda il nostro libro di testo, racconta delle vicende di una famiglia romana.
Per noi è stata una sorpresa sotto tutti i punti di vista. Ci siamo trovati ad aver a che fare con un latino completamente rinnovato. Quest’ultimo si è trasformato, grazie al metodo adottato da alcuni docenti del Liceo Scientifico, in una materia per niente difficile, interessante e spesso divertente. Per questo, secondo noi, la scelta dello studio del latino con il metodo Ørberg è una valida opzione per questa scuola.
Sappiamo bene che c’è chi, come noi l’anno scorso, è pieno di dubbi.
Noi vi auguriamo di fare la scelta giusta e vi consigliamo di non farvi influenzare dalle voci che affermano la “difficoltà” e l’aspetto noioso del latino.

Lucrezia Rizzo e Gabriele Bonafede classe IG

Personalmente ho usato entrambi i metodi per imparare il latino, alle medie quello classico e adesso questo nuovo metodo. Mi sento quindi in condizione di poter giudicare quale sia il migliore per iniziare. Ebbene il metodo Ørberg è sicuramente ottimo per approcciarsi al latino e comprenderne le basi, cosa che il metodo classico fa male, iniziando con lunghe serie di terminazioni da imparare a memoria. Ciò è estremamente pesante per chi è asciutto della materia, mentre il metodo Ørberg ha un approccio più “soft”.

Alessio Balistreri classe IF

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COME MAI AVETE VOLUTO STUDIARE IL LATINO?

Beh, anche se molti ragazzi considerano il latino una lingua ormai morta e in disuso, abbiamo deciso di iniziare questo percorso proprio perchè ci affascina conoscere qualcosa di nuovo e da pochi conosciuto.

MA SECONDO VOI A COSA SERVE REALMENTE IL LATINO?

Secondo noi, questa lingua serve ed aiuta a comprendere meglio la lingua italiana e anche ad ampliare il nostro linguaggio.

AVETE AVUTO DIFFICOLTÀ AD IMPARARE QUESTA LINGUA?

Diciamo, più che difficoltà, perplessità. D’altronde il latino non è molto semplice. Fortunatamente, da quest’anno la nostra scuola ha inserito un nuovo metodo di studio del latino: Metodo Ørberg che consiste principalmente nel riprodurre le condizioni prevedibili in cui una persona, ignara della lingua latina, si troverebbe se circondata da un’antica famiglia Romana. Alla fine, però, il livello di studio è comparabile a quello ottenuto con il metodo tradizionale perché l’aspetto grammaticale non viene affatto trascurato.

PENSATE CHE IL LATINO POSSA ESSERVI UTILE IN FUTURO?

Desireè: Personalmente penso che mi possa essere molto d’aiuto, se un giorno, come spero accada, possa trovarmi in un laboratorio astronomico. Potrebbe essermi utile per esempio per comprendere l’origine di molti termini tecnici e chissà, magari potrò coniarne di nuovi.

Aurora: Io, invece, da grande vorrei fare il magistrato e credo che anche a me il latino possa servire molto per lo stesso motivo. Questa lingua, in fondo, è la base delle parole che usiamo quotidianamente e quindi ci consente di porre solide fondamenta nella comprensione della lingua italiana.

Desireè Tranchida e Aurora Romeo – classe IH

Rubriche, videogiochi

Minecraft, un videogioco nelle scuole

Il 14 Dicembre 2017 è tornato alla ribalta uno dei progetti più interessanti per il mondo dei videogiochi e quello dell’istruzione, ovvero Minecraft: Education Edition.

Durante il 2014 la Microsoft, una delle aziende più importanti e conosciute dei nostri tempi, ha visto nel famosissimo gioco Minecraft grandi possibilità tra cui lo stesso progetto sopra citato. Nello stesso anno anche il progetto MinecraftEdu ha preso forma inaugurando una nuova fase della lunga vita del videogioco.

Minecraft: Education Edition si propone di portare a scuola i videogiochi rompendo definitivamente la solida barriera che si oppone tra intrattenimento videoludico ed istruzione scolastica e permettendo ai ragazzi di sperimentare qualcosa di nuovo e anticonvenzionale.

Si tratta di un open – world che sviluppa creatività, collaborazione e problem-solving in un ambiente coinvolgente, che invita gli alunni a collaborare per raggiungere un obiettivo comune incrementando la propria creatività e le proprie capacità cognitive.

foto per articolo videogames 2

In tutto il mondo il progetto ha riscosso molto successo, ma in Italia ha un po’ tardato ad arrivare cominciando a far sentire di sé soprattutto adesso. Proprio il 14 dicembre è stata annunciato un webinar tutto italiano su come portare l’idea nelle aule del Bel Paese. Chi volesse saperne di più può rivolgere le proprie curiosità a Marco Vigelini, Global Minecraft Mentor e maggiore esperto italiano di Minecraft: Education Edition, il quale presenterà anche un mondo virtuale da lui progettato appositamente per CampuStore sul tema delle STEAM (scienze, tecnologia, ingegneria, arte e matematica) e degli atelier creativi. Il webinar è un seminario interattivo tenuto su Internet, che sarà trasmesso in diretta e a cui è già possibile iscriversi gratuitamente. Inoltre la live sarà registrata e sarà visionabile anche in futuro.

Attualmente non si conosce ancora la data precisa, ma il progetto ha preso finalmente forma e promette di portare una ventata di aria fresca nelle scuole italiane.

Giulio Chiavacci

Franca Viola
Legalità

Fa’ quello che ti dice il cuore

Un entusiasmante incontro è stato organizzato il 18 ottobre nell’Aula Magna del Liceo Scientifico “Pietro Ruggieri”, dove le classi terze, su proposta del professore Figlioli e del dipartimento di Storia, hanno assistito alla visione del cortometraggio “Viola, Franca”. Erano presenti la regista Marta Savina e l’attrice marsalese Claudia Gusmano che è stata bravissima nell’interpretare il ruolo di protagonista.

Franca Viola nasce ad Alcamo da una modesta famiglia di agricoltori e all’età di quasi diciotto anni viene violentata da un mafioso, Filippo Melodia. A quel tempo le donne molestate sessualmente erano costrette a sposare il violentatore per salvare l’onore della famiglia, in caso contrario sarebbero rimaste “zitelle”. Lei è stata la prima donna italiana ad essersi opposta al matrimonio riparatore e molte altre donne la presero come esempio ed ebbero il coraggio di dire “NO” alle violenze e di rifiutare il matrimonio riparatore. Il suo coraggio cambiò il codice penale. Il suo messaggio è “ non avere mai paura di lottare e fare quello che dice il cuore, sempre”!

Questo cortometraggio ha vinto numerosi premi a livello nazionale e internazionale. E’ quindi per noi motivo di grande orgoglio sapere che la prima proiezione in una scuola italiana di “Viola, Franca” è avvenuta proprio nell’aula magna del nostro Liceo.

Francesca Figlioli, Giorgia Bertolino, Silvia Sorrentino, Valeria Mezzapelle, Giada Scarpitta e Alessia Angileri – III F