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Il mondo attraverso una finestra

Nel silenzio spettrale della città. Avvolti da una sensazione di vuoto, come nelle giornate di afa estiva poco prima di un mancamento. La terra sotto ai nostri piedi non la sentiamo più salda come prima. Quasi avvertiamo il timore di respirare quell’aria, che potrebbe trasportare l’ignoto nemico. Giornate strane, singolari direi, trascorse osservando il mondo esterno soltanto attraverso una finestra, un balcone; un po’ come quei signori anziani che non potendo ormai più vivere la vita sostenendosi sulle proprie gambe decidono di continuare a vivere tramite il respiro della gente che osservano dalle loro case. Spesso mi sono chiesta cosa ci trovassero nel trascorrere le proprie giornate seduti su un balcone, scrutando la città da quella prospettiva. Con la quarantena tutto mi è apparso chiaro. Silenzio. Un silenzio tombale interrotto a tratti dal passaggio di qualche auto a benzina. Anche l’aria ci è parsa diversa. Come se per settimane quella nebbia di smog che avvolge le nostre città ci avesse abbandonato facendoci riscoprire una nitidezza che da anni era scomparsa. Mesi trascorsi senza orari stabiliti, con i polsi liberi dalla costrizione del cinturino dell’orologio. Nessun appuntamento a cui tardare nella frenesia degli impegni quotidiani. Abbiamo avuto il tempo di avere tempo. Forse troppo, non siamo abituati. In questa quarantena abbiamo riscoperto il valore della nostra libertà. Libertà che ci permette di incontrare i nostri cari, di abbracciare un amico, di passeggiare tra le vie delle nostre città . Articolo 13: “ la libertà personale è inviolabile”. Mai abbiamo compreso l’importanza e la fortuna di avere un diritto costituzionale che reciti queste parole prima di queste settimane, costretti tra le mura casalinghe. Come sempre ci si accorge di quanto valga qualcosa quando comincia a mancare. Secondo l’ultimo bollettino della protezione civile, aggiornato al 25 Maggio, i decessi totali nella nostra nazione sarebbero 32.877. Brividi e occhi pieni di lacrime. 32.877 persone hanno perso la vita in questa emergenza. Come se l’intera popolazione della città di Aosta fosse scomparsa nel nulla lasciando alle spalle solo un cumulo di case vuote e piazze deserte. Un po’ come in guerra, un po’ come nelle piazze di De Chirico. Viviamo in una società che tende a farci diventare sempre più apatici, vediamo tutto attraverso uno schermo e ci sentiamo invincibili, come se nulla ci possa realmente toccare. La società della globalizzazione, tutti connessi gli uni agli altri. Ma è realmente così? La notizia del coronavirus in Cina aveva raggiunto le nostre case mesi prima dell’emergenza in Italia, eppure non mi sembra che fossimo più di tanto turbati. Eppure siamo tutti parte dello stesso mondo, con l’illusione che questi confini che l’uomo stesso ha creato possano realmente costituire una sostanziale differenza. Per la prima volta stiamo lottando contro un nemico comune, che per altro rimane ancora adesso parzialmente sconosciuto. Un nemico che nessun tipo di armi è capace di sconfiggere. Eppure continuiamo ad illuderci di essere invincibili. Curiosa la natura umana. Un’anziana signora affacciata al balcone custodisce in mano una coroncina del rosario di colore rosso. Volge il guardo verso l’orizzonte, si ferma per qualche secondo, spostando poi l’indice e il pollice verso il grano successivo. Poi continua sussurrando le sue preghiere. All’orizzonte il campanile della chiesetta di paese da cui proviene l’antico suono rassicurante della campana. Un invito alla preghiera in un periodo in cui anche il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa, che da sempre costituisce uno dei principi cardine della costituzione, ha subito delle grandi limitazioni proprio a causa dell’emergenza epidemiologica. Siamo stati chiamati ad affrontare una grande prova, alcune immagini di questo periodo saranno impossibili da dimenticare, per sempre faranno parte della nostra memoria. Ma forse adesso con una diversa consapevolezza riusciremo ad affacciarci ad una nuova realtà. E quando le strade saranno affollate, quando avremo la possibilità di scegliere di stare a casa piuttosto che andare al cinema o al teatro, quando staremo cantando a squarciagola al concerto del nostro cantante preferito, forse ci ricorderemo del periodo trascorso in lockdown e forse riusciremo ad avvalorare tutto ciò che prima ci sembrava scontato. E chissà, magari accenneremo un sorriso agli anziani che scrutano la città dalle loro finestre.

Luisa Trapani VC

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