Riflessioni a tema libero

Monologo allo specchio. Atto II: la chiave di svolta

Sullo specchio è riflessa un’immagine di una donna. Accompagno la palpebra superiore su quella inferiore, prendo un respiro profondo, strabuzzo gli occhi e cado in deliquio. Continuo a ripetermi che l’immagine , quell’immagine riflessa nello specchio non può davvero raffigurarmi. Un brivido percorre la mia colonna vertebrale fino al collo e poi fa una sosta. Un altro respiro…questa volta più profondo”.

Quasi sette milioni di donne nel mondo hanno subito qualche forma di abuso nel corso della loro vita. Quasi sette milioni di donne nel mondo hanno difficoltà nel guardarsi allo specchio la mattina. Una costellazione di violenze si “schianta” giornalmente sulla sfera intima e personale di milioni di donne che continuano a subire soprusi e non trovano via di uscita.

Questa è l’unica stanza della casa di cui segretamente possiedo la chiave e questo specchio è l’unico spettatore con cui non devo recitare. Non ve l’ho detto? Sono un’attrice. Il mio è un lavoro ad orario continuato e il teatro dove recito non ha un palco, nè delle pareti. Il mio è un teatro senza alcun confine spazio-temporale”.

Una finzione. Questa è la giusta definizione per l’apparente serenità che trasmettono le donne vittima di violenza. Scappano da una continua sensazione di paura e ansia. Nessun luogo appare loro sicuro. All’orizzonte soltanto un tunnel buio che non sembra avere una fine.

Negli anni ho imparato che nella vita dipende tutto dai punti di vista. Le altre attrici si truccano per migliorare la propria immagine davanti al pubblico , invece io utilizzo i cosmetici per coprire i lividi , le cicatrici e il gonfiore agli occhi delle mie figlie, non possono vedermi in queste condizioni. Uscendo da qui non devono sospettare nulla. Se si ribellassero o se chiedessero spiegazioni al padre, non so come reagirebbe e io non potrei mai perdonare me stessa se a loro accadesse qualcosa”.

Alcuni uomini conservano una visione possessiva e materialistica della donna. Viene considerata come un oggetto, una proprietà. Ogni azione deve essere approvata e controllata dal marito. Qualunque occasione potrebbe presentarsi come un’apparente minaccia e potrebbe trasformarsi in un violento pretesto per affermare la propria autorità. La mancanza di controllo della situazione porta ad evitare le denunce. La paura della vendetta paralizza la mente.

“ “Quo usque tandem abutere patientia mea?” (fino a che punto abuserai della mia pazienza) -penso davanti allo specchio. Una lacrima scorre lentamente sulla gota sinistra. Cicerone con questa invettiva aveva puntato il dito contro Catilina, io invece mi riferisco all’uomo che ormai da tempo incarna il ruolo del crudele protagonista all’interno dello spettacolo teatrale. Un’altra lacrima scivola lentamente, questa volta sulla gota destra”.

Il protagonista è un ruolo al quale difficilmente si è disposti a rinunciare. Numerosi “purtroppo” sono i “casi” verificatisi nei quali il femminicidio è scaturito da una separazione coniugale, durante la quale il marito finisce per occupare il ruolo della comparsa. In molti casi si sarebbe potuti intervenire per evitare una tragica fine. Tutte le donne che si sentono al sicuro soltanto in una stanza chiusa a chiave dovrebbero trovare il coraggio di uscire e affrontare la situazione.

Sollevo lo sguardo dal pavimento, e mi focalizzo nuovamente sullo specchio. Mi appare avvolto da una nube. La patina di lacrime che avvolge le pupille non mi permette di avere una visione nitida. Penso che almeno eviterò di notare le contusioni sul corpo, ma non posso fare a meno di avvertire quelle sul cuore. Sento mia figlia chiamarmi con la sua dolce voce. Ancora una volta mi giro verso lo specchio , afferro la chiave della stanza e la faccio scivolare lungo il sifone del lavello. Non ho più bisogno di nascondermi. Lo spettacolo è finito…il sipario di chiude. Inizia il secondo atto con protagonista la donna riflessa nello specchio”.

Luisa Trapani 3C

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