Iniziative, Legalità

Il bullismo: un fenomeno complesso

“Non ho scampo, dietro di me ormai soltanto una parete bianca.

Lui è lì con un coltello in mano che continua ad ondeggiare con la maestria di uno chef stellato. Il volto accenna ad un sorrisetto malizioso. Non so perché si diverta tanto a “giocare” con me , io non mi diverto affatto, ho i brividi e sento le lacrime scendere sulle mie guance, ormai bagnate.

Appare realizzato, è facile sentirsi forti quando si ha un’arma in mano. Ma io ormai so che è solo una maschera. Tutti i bulli ne hanno una, serve per proteggere se stessi da se stessi. No, non ho sbagliato ad esprimermi. Tutti i bulli hanno a loro volta un bullo all’interno. Lui li terrorizza, loro fanno di tutto per obbedire, questa voce ha ormai preso un megafono e urla, grida, così forte da annullare qualunque altra voce provi a contrastarla.

Questa voce, con gli anni, io l’ho chiamata Cliff. So che esiste. Anzi ne sono certo. Sprona ogni bullo a non essere come me, a volere apparire forte, intoccabile per nascondere l’insicurezza. Lo scopo è convincere se stessi di essere forti, sicuri , cosicché nessuno possa vedere l’insicurezza che regna in loro.

Ho paura, ancora, ma sento che non mi colpirà, o almeno non lo farà questa sera.

Il gioco finirebbe troppo presto, del resto è soltanto un anno che mi tortura, e poi non avrebbe motivo di “finirmi” da solo, quando non c’è nessun altro dei suoi amici a guardarci.

Omero diceva “niente è bello sotto tutti i punti di vista”…come biasimarlo.

Non ho mai avuto tra le mani il manico di un coltello, ho sempre visto la lamina,eppure è lo stesso oggetto, ma so che può fare apparire la realtà in maniera diversa , far sentire forti, indipendenti, sicuri e poi ad un tratto questo eccesso di sicurezza si trasforma in un incontenibile desiderio di apparire potenti , o meglio prepotenti.

Chi invece vede il coltello dalla parte della lamina, ha un punto di vista differente.

Devo andare adesso, prima che mia madre torni a casa devo essere già a letto, oppure si accorgerà dei lividi, dell’occhio gonfio, il sangue sulle gote ed io non voglio deluderla.”

Il protagonista potrei essere io, tu o magari quello laggiù che ti sta guardando o ancora quella ragazza in fondo alla strada, potrebbe essere chiunque.

Nessuno è al sicuro.

Se qualcuno di voi ha studiato l’olandese, sarà in grado di riconoscere la parola “boel” (fratello), per chi si limita a conoscere l’inglese, riconoscerà forse con più facilità “bully” (che in origine significava tesoro rivolto ad una persona).

Quindi il termine “bullo” originariamente era traducibile con “bravo ragazzo”.

Non suona strano a chi ha familiarità con i casi di bullismo questa frase, spesso infatti sono parole che vengono pronunciate dai genitori, ancora convinti che “mio figlio non può avere fatto nulla, è un bravo ragazzo”.

La scuola quest’ anno ci ha dato l’opportunità di presenziare ad una conferenza con Fabrizio Mustaro, il nuovo capo della Squadra Mobile di Trapani, noto quale fondatore dell’ Osservatorio territoriale sul bullismo.

Abbiamo analizzato diversi casi, concentrandoci sul punto di vista del bullo, della vittima, dei genitori e degli spettatori.

Per prima cosa si è parlato dell’impulso che arriva alla nostra mente quando si sente la parola “bullismo” e nessuno si è rivelato in grado di dare una vera e propria definizione, al di là di quella del vocabolario.

Ciò che più ha fatto riflettere è che nessuno nella stanza abbia pronunciato la parola “sofferenza” in riferimento a questo fenomeno.

La vittima infatti soffre molto, il bullo non ha “orari di lavoro”, il bullo è costantemente presente nella vita della vittima, se non fisicamente lo è mentalmente o virtualmente.

Un nuovo fenomeno, infatti, ha preso piede, passo dopo passo nelle vite dei giovani: il cyber-bullismo.

Con questo parolone si intende indicare una branca del fenomeno originario che viene esteso al pericoloso mondo di internet.

Spesso le offese, le minacce, gli insulti vengono rivolti in forma anonima, e ciò non fa che aggravare la situazione, già disastrosa, nella quale si trova la vittima che, a questo punto, non ha neanche idea dei volti dei bulli/e, causa delle sofferenze.

Il web è un’arma a doppio taglio e tutto ciò che viene postato rimarrà pubblico per sempre e ovunque, anche purtroppo i contenuti indesiderati che non fanno che aumentare vertiginosamente la sofferenza della vittima.

Il bullismo è a tutti gli effetti una violazione dei diritti umani che mina l’autostima e la dignità dei ragazzi e alla lunga può portare a situazioni di depressione e di ansia e a comportamenti autolesivi come il suicidio.

In Italia,i suicidi adolescenziali costituiscono il 10% dei 4000 che avvengono ogni anno. La percentuale è triplicata negli ultimi 30 anni.

Per ridurre il fenomeno è necessario anche un aumento dell’attenzione da parte dei genitori verso i figli , nonostante sia difficile dialogare con gli adolescenti.

I ragazzi, infatti, sono soliti nascondere tutte le emozioni nella loro camera e stroncare ogni tentativo di conversazione chiudendo la porta alle loro spalle.

Non solo ai genitori è rivolto questo appello ,ma anche a tutte quelle persone che sono state presenti o hanno notato degli atteggiamenti allarmati ma hanno taciuto.

John Fitzgerald Kennedy disse “One person can make a difference and every person should try.” (lett. “una persona può fare la differenza e ognuno dovrebbe provare.”)

Non si deve abbassare o girare la testa , pensando di non potere essere d’aiuto per eliminare il fenomeno, il contributo di ogni persona potrebbe fare la differenza.

Inoltre numerose associazioni sono presenti sul territorio e sul web in aiuto delle vittime e dei bulli e propongono numerose campagne di sensibilizzazione al bullismo, come quella di Amnesty International che lancia la campagna di raccolta fondi No al bullismo”, con l’obiettivo di dare il via a un programma di sensibilizzazione ed educazione ai diritti umani all’interno delle scuole italiane.

E’ importante intervenire, parlare ed andare in soccorso a chi non possiede abbastanza coraggio per denunciare perché i terribili pericoli che l’ uomo ha creato non possono essere controllati che dall’ uomo.

Ecco i link di alcune associazioni contro il bullismo:

https://www.amnesty.it/chi-siamo/

lhttp://www.acbsnoalbullismo.it

Luisa Trapani III C

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