Riflessioni intorno alla scuola

Un amore di matematica

Quando da bambina scopri che 2+2 =4 o che 5-2=3 o ancora che 3+2=5, inizi ad amare la matematica. Rimani affascinata da quei numeri che combaciano alla perfezione quasi fossero tessere di un puzzle. Poi scopri che 5×3= 15 e che 15:3=5 e ti appassioni ancor di più. Scopri che moltiplicazione e divisione sono una l’inverso dell’altra e che ognuna delle 4 operazioni ha delle proprietà. Così cerchi di capirne di più, e cominci a mettere insieme più operazioni: le equazioni. E quando pensi di sapere tutto …. spunta qualcos’altro. Come le disequazioni, i sistemi o che so io. Ma non basta! Arrivi al liceo, ricominci da capo, credi ormai di essere diventato un matematico provetto ed invece no. Passi per rette, circonferenze, parabole, ellissi e per quel dannatissimo calcolo combinatorio. Ma non è ancora abbastanza: spunta la goniometria! Che scocciatura la goniometria: scoprire che ad ogni angolo in gradi ne corrisponde uno in radianti. Ed applicare tutte le 4 operazioni, le loro proprietà, riduzioni a fattor comune, legge di annullamento del prodotto e chi ne ha più ne metta, alle equazioni con gli angoli in radianti. Ecco, adesso sembrerà che la matematica sia difficile ma,  credetemi, è molto più difficile di così! Ma è per questo che mi piace. Perché non smette mai di stupirti, perché c’è sempre qualcosa da imparare, valori da ricordare a memoria come: seni, coseni, tangenti e cotangenti di angoli di 30°-45°-60°, che, in confronto alle miriadi di formule che esistono, sono una passeggiata!

Certe volte, invece, la parte filosofica che è in me (in realtà ce n’è ben poca) si sofferma a pensare al perché i numeri si chiamino proprio in questo modo: al perché il 2 si chiami due e non quattro o il 5 sette. Così inizia la ricerca e si scopre per esempio che il 3 si chiama tre in moltissime lingue perché la radice tr significa “molto” (l’uno, infatti, corrisponde al singolo; il due alla coppia; e il tre alla moltitudine di più elementi); oppure che il nove corrisponde forse alla parola nuovo (basti guardare l’inglese nine-new o il francese neuf-neuf). O che, addirittura, in alcune lingue come quella Shuar dell’Ande dell’Ecuador non esiste un nome preciso per un numero, ma solo l’oggetto paragonabile al la sua forma: il 7 per esempio viene chiamato “ tsenken” che letteralmente significa gancio per la frutta, oppure l’8 “yarush” ovvero formica regina.

Ma ci pensate ?? Tornare a casa e dire ai vostri genitori: “Oggi ho preso una formica regina e mezza nel compito di scienze”!

In fin dei conti non suona male!

Ecco, è per questo che amo la matematica: perché, a prescindere dalle tonnellate di cose che ti fanno studiare a scuola, è fatta di cose apparentemente semplici, i numeri, anche se poi semplici non sono perché, come abbiamo visto, su di essi potrebbero essere scritti centinaia e centinaia di libri. Concluderei, infine, con una frase di Paul Erdos:”Perché i numeri sono belli? E’ come chiedere perché la Nona Sinfonia di Beethoven è bella. Se non vedi perché, nessuno può spiegartelo. Io so che i numeri sono belli. Se non sono belli i numeri, niente altro lo è”.

Laura Catalano IV E

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