Legalità

Per una scuola e una società migliori

Giorno 30 ottobre 2017 presso l’Aula Magna del nostro liceo, le classi quarte hanno partecipato alla proiezione del film “I cento passi”, del regista Marco Tullio Giordana. È un film del 2000, dedicato alla vita e all’omicidio di Peppino Impastato, impegnato nella lotta alla mafia nella sua terra, la Sicilia.

La visione del film è stata accompagnata da un dibattito, cui gli alunni hanno mostrato particolare interesse ed attenzione, seguito, a distanza di qualche giorno, dalla visita guidata al Museo della mafia di Salemi.

La lotta alla mafia è uno dei tanti temi che affronta spesso la nostra scuola per sensibilizzare i ragazzi al rispetto delle regole, per una vita migliore nella società, per la società.

E sì, perché al giorno d’oggi sono molti di più i casi di “mafia scolastica” (come ad esempio il bullissimo o il cyber-bullismo) che le “opere di bene” fra i ragazzi.

Quanto spesso sentiamo dire che un ragazzo è stato vittima di bullismo e quante volte, invece, sentiamo parlare di ragazzi che aiutano altri ragazzi, magari semplicemente nello studio? Sappiamo benissimo tutti che il primo caso è quello che avviene con maggior frequenza, ma non ci stupiamo. E invece dovremmo!

La società in cui viviamo, quella per cui Peppino ha lottato per renderla migliore, ci ha portati a percepire questi avvenimenti come fatti del tutto normali, quasi necessari per il passaggio dall’infanzia alla maturità. Come se le parole adolescenza, scuola superiore, liceo fossero tutte raggruppate sotto l’etichetta “Mafia giovanile”, del tutto innocua e tipica dei ragazzi fra i 13 e i 19 anni. Portando, quindi, a giustificare le manifestazioni del desiderio di potere con dei semplici squilibri ormonali. Quando, invece, questi squilibri dovrebbero giustificare solo il desiderio di tonnellate di cibo e di cioccolata (o di palestra e insalata nei casi ahimè più “gravi”!)

Ed è per questo che il nostro Liceo si impegna tanto in questo campo, affinché i ragazzi capiscano che il cambiamento è possibile; ma per farlo è necessario l’aiuto di tutti, partendo dalla consapevolezza che le vite e gli sforzi di Peppino, così come quelle di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e di tutte le vittime di mafia, non sono state vane. Perché, come diceva Peppino: ”Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!”.

Laura Catalano IV E

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